martedì 17 novembre 2009

3.2 La Bambola di Pezza


Il ricordo di Neobibi era ben impresso in lui, poiché in realtà non l’aveva incontrata in un solo momento, ma molti di più nella sua vita passata. Aveva solo cinque anni quando la vide per la prima volta: una graziosa bambina dai capelli biondi e lucenti, che teneva una piccola bambola di pezza tra le braccia, la quale aveva un vestitino verde, ricamato con motivi floreali e dei capelli rossi, legati in una coda.Cariel rimase un po’ ad osservarla, visto che non l’aveva mai notata prima nel castello, ma poi si fece avanti, chiedendole il suo nome. La bambina gli si voltò, sorridente, e disse che si chiamava Neobibi, ma che non avrebbe dovuto dire a nessuno della sua presenza.
-Giochiamo?- Fece subito dopo, prendendolo per mano e cominciando a correre. Così diventarono amici. Ma era un’amicizia strana: lei non parlava mai della sua famiglia o come facesse ad entrare a castello e a Cariel non interessava; gli bastava sapere che lei era lì, pronta ad aspettarlo in giardino per giocare ogni giorno. Ma gli anni passavano, e mentre Cariel cresceva e cambiava, quella dolce e allegra bambina rimaneva tale quale, con la sua bambola di pezza tra le candide braccia. Arrivò dunque il giorno in cui il principe conobbe una piccola ninfa dai capelli ramati e dallo sguardo deciso durante una delle spedizioni del padre; quel pomeriggio Cariel non trovò più Neobibi ad aspettarlo in giardino…era sparita. Il principe la cercò dappertutto, fin quando non capì che non sarebbe più tornata. Passarono anni prima che Neobibi si facesse vedere nuovamente ad Artor.
Cariel la incontrò nello stesso punto di tanto tempo prima, perfettamente uguale, mentre passeggiava per il giardino.
-Neobibi!- Chiamò il ragazzo, volgendo il suo sguardo verso la bimba; questa si voltò, ma fece per andarsene-Resta!- Esclamò a quel punto il giovane, turbato per quell’incontro e sconvolto dal fatto che lei fosse rimasta così piccola.
-No…- Rispose dolcemente la bambina.
-No?- Ripetè Cariel incredulo-Perché?- Chiese avvicinandosi.
-Perché devo andare mio giovane principe. Non vedi che non cresco, non cambio, non fiorisco in una bella fanciulla? Non t’importa cosa sono?-
-Si…ma…- A Cariel non interessava. Lei era la sua amica…un’amica un po’ diversa, ma sempre sua amica.
-Devo andare.-
-No, aspetta…-
-Tu non hai più bisogno di me.- Si voltò verso di lui, avvicinandosi a piccoli passi.- Ora hai Myarah.- Continuò dolcemente.- Il mio compito è finito.-Gli prese una mano e parlò, guardandolo- Cariel…io sono una dea…non posso rimanere con te…-
-Una dea?- Rimase un attimo immobile. Aveva sentito tanto parlare di divinità, ma non avrebbe mai pensato che queste potessero apparire così…umane.- E’ impossibile! Tu…- Ma non sapeva come continuare. Era confuso e disorientato: quella bambina dagli occhini celesti una dea? La stessa che aveva giocato con lui tanti pomeriggi e che gli aveva narrato bellissime storie di mondi sconosciuti?
-Si Cariel. –Neobibi abbassò lo sguardo e lasciò la sua mano. In un secondo momento però lo riguardò e aggiunse- Grazie di aver giocato con me. –Sorrise.- Sei stato davvero un grande amico.-
-Non verrai mai più qui ad Artor?- Gli chiese semplicemente dopo una lunga pausa.
-Tornerò un giorno. Nel frattempo non dire a nessuno di avermi visto…non sarebbe conveniente.- Neobibi sorrise nuovamente, prima di dissolversi nell’aria sventolando la sua manina in segno di saluto.
Qual era stato il compito di Neobibi? Perché era rimasta con lui fino all’arrivo di Myarah? Queste domande cominciarono a ronzare in testa al giovane principe dall’attimo dopo in cui la dea scomparve e gli rimasero in mente fino a quando non la rivide dopo molti anni, da imperatore.

-Cariel! Allora? Che c’entra Neobibi?- Intervenne Amia, che con la sua voce acuta lo riportò alla realtà.-
-Oh, certo.- Riprese il racconto. Quel momento era sicuramente uno dei più intensi nella mente dell’imperatore: l’ultimo incontro con la dea della giovinezza.
Ricordava perfettamente tutto, dalle parole alle immagini…a quel che provò. La memoria gli faceva ancora male, come un ferro rovente sulla pelle, ma si sforzò di ricordare, di riprendere quel frammento e riportarlo alla luce….

Era la notte prima della grande battaglia decisiva, la fine della guerra con Advial. L’indomani, all’alba i due eserciti si sarebbero scontrati definitivamente in campo aperto, nella grande valle ai piedi di Artor, e uno solo avrebbe vinto.
Cariel non riusciva a dormire e continuava a rigirarsi tormentato da mille pensieri. Pensò al suo popolo, alla gente numerosa che aveva chiesto ospitalità e rifugio a palazzo, a Myarah e alla sua famiglia. Il cuore gli batteva a ritmo velocissimo, come un tamburo in una marcia di guerra e la sua mente non riusciva a trovare pace in quella notte da incubo.
Alla fine si arrese e si sedette sul letto, guardando la stanza buia, illuminata solo in parte dalla luce delle stelle. Sapeva che non avrebbe dormito, perciò si alzò e lentamente andò alla finestra, dalla quale entrava una lieve brezza notturna. Tutto era immobile.Tutto era silenzio, in attesa del frastuono delle spade e delle urla degli uomini.
-Cariel.- Una vocina si fece largo nel silenzio angoscioso di quel momento. L’imperatore spalancò gli occhi, spaventato da quel suono improvviso, ma tanto familiare. Si voltò lentamente, per assicurarsi di non sognare e la vide, seduta sul suo letto con in mano sempre la stessa bambola di pezza.- Da quanto tempo.- Aggiunse, guardando teneramente il ragazzo.
-Neobibi…- Disse in un sussurro, avvicinandosi alla dea.-Che ci fai qui dopo tutto questo tempo…-
Erano almeno dieci anni che non la vedeva e non poteva credere che lei fosse riapparsa proprio in quel momento di tanta angoscia.
Si sedette al suo fianco ed aspettò una risposta. Neobibi lo studiò un attimo e intravide tutto quello che stava provando in quei terribili attimi.
-Cariel, stai bene?-Non rispose alla domanda.
-Io…-Non poteva dire di stare bene. Lei percepiva cosa lui sentisse in quel momento; in fondo era una dea. –Io sto bene.- Decise comunque di negare l’evidenza.
-Tu menti.- La bambina aggrottò leggermente la fronte, per poi riprendere la sua dolce espressione di sempre. Cariel udì le sue parole e la guardò severamente, arrabbiato per il fatto che non potesse tenere per sé i suoi timori.
-In realtà ho paura.- Mormorò abbassando lo sguardo;a Neobibi non poteva mentire. - Se fallirò domani, sarà tutto perduto. La gente che è venuta fin qui a chiedere protezione morirà se io non la proteggerò…Advial non avrà pietà per loro…e Myarah…-Non osò continuare. Il solo pensiero di Myarah ferita o morta lo faceva stare male. Era una probabilità che non riusciva neanche ad immaginare tanto gli procurava dolore.
-Cariel…- Neobibi non poteva vederlo così. Quel bambino che in passato era stato il suo più grande compagno di giochi, ora era un imperatore che temeva per la vita di tutti, quando in realtà doveva temere per se stesso. –Cariel perché ti tormenti per loro?-
L’imperatore la guardò come se la vedesse per la prima volta: era stupito che Neobibi gli avesse fatto una domanda del genere. –Perché? Perché loro hanno scelto me! Io non posso deluderli…io…io devo proteggerli!- Esclamò, mentre il cuore accelerava la sua corsa.- Oh Neobibi…loro non possono morire…devo salvarli…non possono…-Non riuscì a continuare. L’ansia di non farcela e di fallire incombevano su lui come un macigno. –Loro si fidano di me!-
-Anch’io mi fido di te.- Disse d’un tratto la dea, spiazzandolo.- Non posso vederti così…ora calmati…ti prego. – Neobibi lo fissò con sguardo triste, poi continuò a parlare.- Mi addolora tantissimo quello che sto per dirti. Ricordi quando ti dissi che sarei tornata per dirti una cosa?-
-Si.-
La dea osservò un attimo il cielo e poi la bambola, per tornare in fine su Cariel.-Cariel…riguarda il tuo esercito.-
-Il mio…esercito…?-L’imperatore non se l’aspettava.
L’esercito reale era composto da tre sezioni distinte, che potevano operare in autonomia e, allo stesso tempo, creare un corpo compatto. Ogni sezione era guidata da un comandante: Cariel controllava il corpo centrale, Myarah quello di destra e un altro dei loro guerrieri migliori, quello di sinistra.
La formazione in questo modo era sia robusta che elastica, in quanto le varie parti si disponevano in campo a seconda delle esigenze, difensive o offensive. Gli arceri erano in prima linea, sostenuti dalla fanteria, ed entrambi avevano il compito di dare l’attacco iniziale al nemico. I cavalieri avevano lunghe lance, poiché prima regola di un cavaliere era non uccidere a distanza un altro membro dello stesso ordine; questo infatti era considerato disonorevole, come anche uccidere un uomo armato di sola spada, con la magia.
La tattica sarebbe stata semplice, ma efficace: Cariel, con il corpo centrale, avrebbe rotto le fila nemiche, mentre i due laterali avrebbero attaccato i fianchi.
-Cosa non va nel mio esercito?- La domanda gli parve naturale, visto che aveva impiegato anni e fatica per creare quello che ormai era l’esercito più forte della terra.
-Non è esattamente il tuo esercito, ma un piccolo particolare…Myarah…la devi spostare dal corpo di destra.-
-Cosa!?- Esclamò Cariel ritraendosi un poco.- E perché mai dovrei farlo?-
-Ascoltami e fidati. Myarah non sarà nell’ala laterale, ma al tuo fianco…al centro.-
-Perché?- L’imperatore non riusciva a capire. Quello era il posto di Myarah…lo era sempre stato. Neobibi fece una pausa molto lunga nel rispondere, cercando di scegliere le parole migliori.
-Cosa succederebbe se, per caso, il corpo centrale non avesse più il suo comandante?-
-Bhè, quasi sicuramente si sfalderebbe e di conseguenza anche i corpi later….- Cariel fu percorso da un brivido lungo la schiena che lo fece ammutolire.-Se non ci fosse più…- Ripetè in un sussurro e capì all’istante. Era lui che non ci sarebbe stato. Neobibi lo guardò, colma di tristezza per il suo amico.-Mi spiace tanto.- Riuscì a dire con un filo di voce.- Non avrei voluto, ma è necessario che tu sposti Myarah.- Il cuore, che fino a quel momento aveva corso all’impazzata, sembrò frenare di colpo. Era tutto finito. Ora sapeva. D’incanto tutta quell’ansia, quella paura, quell’angoscia svanirono, portate via dal venticello che si affacciava sul davanzale della finestra. Non capiva il perché, ma una strana e piacevole tranquillità lo pervasero e lo tranquillizzarono: conosceva finalmente il suo destino; il futuro non era più cosa ignota.
-Doveva andare così, giusto?- Disse l’imperatore, guardando dolcemente Neobibi con i suoi bellissimi occhi azzurri e quello sguardo tanto gentile. La piccola dea, riuscendo a vedere tutto quello che stava vivendo Cariel e come il suo animo era già in pace, versò una lacrima, una lacrima di profondo dolore.
-Non piangere piccola dea. Questo è il mio destino.- Le sorrise e poi l’abbracciò, come un fratello maggiore che consola la sua piccola sorellina. –Promettimi solo una cosa.- Disse piano.
-Si.- Rispose la dea fra le lacrime.
-Proteggi Myarah, abbi cura di lei. Fallo per la nostra amicizia…lei è la cosa a cui tengo di più al mondo…fa che non soffra.- Neobibi a quel punto sorrise e si staccò leggermente dall’imperatore.
-Vedi questa bambola? Non ti ricorda qualcuno?- Quei capelli rossi, quel faccino sorridente…Myarah.-Io la sto già proteggendo, perché conosco da tempo il tuo animo e sto facendo quello che tu mi hai chiesto ora, da quando ho questa bambola fra le braccia.- Cariel sorrise, finalmente sereno.
-Bene. Se lei continuerà a vivere, io sono pronto a morire.- Una nuova sicurezza emerse dal suo tono, poiché ora sapeva che Myarah avrebbe continuato la sua vita, anche se senza di lui, e il suo esercito avrebbe vinto, perché ci sarebbe stata lei a guidarlo.
Neobibi lo osservò per un’ultima volta- Arrivederci imperatore. Fa buon viaggio.- Detto questo, sparì. Cariel non comprese quel “buon viaggio” come un arrivederci, ma come un augurio per una fine serena. Si dimenticò inoltre di chiederle quale fosse stato il compito che aveva terminato con l’arrivo di Myarah, ma in quel momento non ci pensò. Era davvero la fine: non avrebbe mai avuto una famiglia e non sarebbe mai invecchiato; la vita dopo quella battaglia sarebbe continuata per tutta Mylonsahr, ma non per lui. A quel pensiero si rattristò leggermente: infondo era ancora molto giovane e avrebbe voluto fare e vedere molte altre cose di quella magnifica terra, ma questo non era il progetto che avevano gli dei. L’imperatore non poteva immaginarlo, ma un giorno sarebbe tornato nella sua Mylonsahr molti secoli dopo.

mercoledì 11 novembre 2009

3.1 Vita e Morte

L’avrebbe presa a pugni, se solo non fosse stata immortale. Come aveva potuto fare quel commento su sua madre? Lei? Cariel era furioso con Niri e in fondo, come poteva non esserlo? Lei era la causa della sua fine.
Atel continuava a guardare l’imperatore di tanto in tanto, chiedendosi cosa gli passasse per la mente e soprattutto, se stesse effettivamente bene dopo quell’incontro. Erano appena usciti dall’ingresso ovest della città ed ora si dirigevano verso la piccola casetta dove li attendevano gli altri.
-Quante volte l’hai già incontrata?- Chiese all’improvviso il guerriero, rompendo il silenzio notturno. Cariel si voltò, come se solo in quel momento si fosse accorto della presenza di Atel.
-Solo un’altra volta. E mi è bastata.- Concluse il ragazzo, ripiombando nei suoi pensieri.
La casa emergeva dall’oscurità, poiché illuminata da piccole torce posto nel giardino posto davanti all’ingresso.
-Ci siamo.- Atel guardò Cariel, che però osservava intensamente la porta.- Forse non ci hanno sentiti.- Sussurrò Atel, speranzoso; Cariel sorrise e scosse leggermente la testa.- Myarah sente tutto.- Il guerriero lo scrutò, non capendo. Ma aveva ragione: un attimo dopo la porta si spalancò con un solo colpo e ne emerse una figura che avrebbe fatto arretrare anche Niri. Gli occhi di Myarah erano di un verde intenso ed osservavano prima Cariel poi Atel, alternativamente. Aveva le braccia incrociate ed un’espressione severa, come un comandante che sta per dirne quattro ai soldati scansafatiche.
-Voi due….- Cominciò, scandendo bene le parole.- Fareste meglio a darmi subito una spiegazione, altrimenti passerete una bruttissima serata.- Non aveva un tono di voce alto, ma ugualmente era capace di esprimere tutta la sua autorità. Atel stava per ribattere, ma subito la ninfa continuò.- Non vi odiavate a morte voi due? Cos’è successo dopo? E’ scesa la fatina e vi ha detto di fare pace?- Chiese molto sarcasticamente.
-In realtà siamo andati a festeggiare.- Rispose Atel, fingendo di essere serio. Cariel trattenne una risata:si sentiva proprio un bambino di cinque anni sgridato dalla governante.
-Festeggiare?- Myarah corrugò la fronte, guardando Cariel.
-Oggi è il mio compleanno…come fai a non ricordarlo?-
La ninfa rimase un attimo perplessa. Dopo tutti quei secoli le era proprio passato di mente. Ma prontamente aggiunse- Ma se non te lo ricordavi neanche tu!-Fece una piccola pausa, poi meditò su come avessero festeggiato e capì.-Ma siete andati in città! Alla Festa del Sole! Ma siete matti? Avrebbero potuto riconoscervi! Catturarvi o non so cosa!- Ringhiò Myarah, scuotendo la sua vivace chioma ramata.
Atel e Cariel scoppiarono a ridere.-Catturare? A noi due? Ma dici sul serio?- In realtà era molto improbabile che la gente presente alla festa avrebbe potuto anche solo “cercare” di catturare guerrieri come Atel e soprattutto Cariel, che non a caso era passato alla storia come il cavaliere più forte di Mylonsahr.
-E’ stato comunque molto rischioso…e stupido.-Sbuffò Myarah.- E poi noi eravamo in ansia…-fece una pausa- ok…io ero in ansia.-
-Ci dispiace.- Rispose Cariel, guardando l’amica.- Ci perdoni?- Sorrise in un modo tale che nessuno avrebbe potuto rifiutare.
-Quando usi quell’espressione per ottenere ciò che vuoi, mi dai i nervi.- Sbuffò la ninfa, non potendo opporsi.
-Mmm…allora l’espressione da cane bastonato funziona anche con i comandanti?- Sussurrò Atel a Cariel, quando Myarah si era già voltata per entrare in casa.
-No…solo io posso farne uso…-Rispose divertito l’imperatore.
-IO VI SENTO!!!- Urlò il comandante, tanto che i due sobbalzarono.
-Accidenti, ma che udito hai?-
-Certamente non difettoso come quello umano.- Aveva vinto lei, anche questa volta. Cariel e Atel pensavano così di essersela cavata con poco, ma non avevano calcolato il temperamento di un altro soggetto: Amia.
-Toh, chi si vede!- Sentenziò Amia acidamente quando li vide apparire sulla soglia del soggiorno.
-Oh no, anche tu!- Ma cos’è un complotto?- Sbuffò Atel.- Non abbiamo bisogno anche dei tuoi rimproveri, “mammina”-
-Bene.- Rispose Amia in modo tale da far capire che non andava affatto bene.
-Bene.- Ripeté Atel, sostenendo il suo sguardo. Quella ragazzina l’avrebbe fatto esaurire un giorno di questi.
-Finitela di fare i bambini.- Jail come al solito riusciva a troncare tutte le discussioni.. Era seduto tranquillamente sul divanetto e sfogliava un libro molto piccolo. –Bentornato Cariel…e auguri.- Sorrise all’imperatore, sollevando gli occhi dalle pagine.- Versinsle è una bella città, vero?- Continuò in modo pacato e calmo.
-Si.- Rispose Cariel in un primo momento.-Anche se già la conoscevo.- Concluse, guardando il ragazzo dai capelli neri. Era diverso dal resto del gruppo e certamente il più misterioso. Non poteva dirlo con sicurezza, ma Cariel sospettava ci fosse dell’altro in quell’atteggiamento mai aggressivo o irrequieto.
-Capisco.- Concluse Jail, ritornando sul suo libro, apparentemente indifferente alle parole dell’imperatore.
-Ma dov’è Sein?- Chiese Cariel improvvisamente, notando che non c’era il piccolo uragano umano che saltellava da tutte le parti.
-Oh, è in giardino. Si sta allenando.- Rispose subito Amia, guardando fuori dalla finestra.
-Allenando? A cosa?- Cariel fu sorpreso da quella risposta, poiché non sapeva cosa Sein fosse effettivamente capace di fare, a parte fare chiasso.
-Sein è una delle migliori guerriere nell’uso dei due pugnali.- Precisò Myarah, guardando Cariel.- Ha una mira eccezionale, che cerca di migliorare anche nell’oscurità. Per questo si allena soprattutto quando il sole tramonta. –
Cariel stava per chiedere qualcos’altro, quando la porta si spalancò di colpo, facendo emergere dall’oscurità l’esile figura di Sein.
-Ho sentito delle voci.- Iniziò Sein, guardandosi intorno, con ancora le due armi in mano.- Oh Atel…Cariel!- Esclamò raggiante, spalancando i suoi occhietti neri ed allargando le braccia.
-Puoi posare quei pugnali? Se continui ad agitarli in quel modo, voleranno da qualche parte.- Disse Cariel, allo stesso tempo divertito e preoccupato.
-Appunto.- Borbottò Atel, portandosi fuori mira, avendo immaginato il probabile bersaglio.
-Ops…- Sein si rese conto che non era saggio continuare a gesticolare e a saltellare armata, quindi li posò sul tavolino più vicino.- Così va meglio?-
-Perfetta.- Rispose Cariel, sorridendole.
-A proposito…dove siete stati?- Continuò Sein, senza ombra di rimprovero, ma per semplice curiosità.
-A Versinsle. C’era una festa…-
-Certo! La festa del Sole!.- Esclamò Sein, schioccando le dita. –Gli uomini sanno essere davvero ingegnosi quando si tratta di te. Come ho fatto a non pensarci prima?- Lo osservò.- Fortuna che non vi ha visti nessuno!- Rise, ma Cariel e Atel si lanciarono un’occhiata preoccupata, che non sfuggì a Myarah.
-Perché nessuno vi ha visti, vero?- Il suo sguardo severo si posò sui due ragazzi.
-Tecnicamente non ci ha visti nessuno.- Iniziò Cariel, non sapendo come continuare.
-Che vuol dire tecnicamente?- Esclamò Amia, facendosi sospettosa.
-Vuol dire che non ci hai visti nessuna persona.- Sottolineò Atel, facendole una smorfia.
-Se non vi ha visto una persona, cosa vi ha visto? Un cane?- Domandò sarcasticamente Jail, che ora pareva incuriosito.
-Va bene.- Cariel tirò un sospiro e lo disse tutto di un fiato.- La morte. Abbiamo visto la morte. Ma non è una metafora. –Li squadrò tutti. – E’ la dea Niri.- Ci fu un attimo di silenzio. Poi qualcuno parlò.
-Semmai, la ex morte. – Precisò Amia, con fare scientifico. Ora la dea degli Inferi è Fererir. – Poi ci pensò su e corrugò la fronte.-Aspetta un attimo… Niri? Avete visto Niri?- Comprendendo solo in quel momento le parole di Cariel.
-Mmm…che perspicace…prima fai la maestria e poi rifletti su quello che dice la gente. – Borbottò Atel.
-Niri?- Ripetè Myarah, non capendo.- E che c’entra Niri ora? Perché si è rivelata a voi?-
-Ne siete sicuri?- Chise Jail scettico.
-Ehi! Uno alla volta! Non siamo mica ad un interrogatorio!- Esclamò Atel, vedendo il caos che si stava creando.- Uno alla volta!-
-Io non ho detto niente.- Ribattè Sein, indignata.
-Grazie…Sein.- Rispose Atel esasperato.
-Basta.- Ci fu bisogno solo di una parola. Il tono di voce dell’imperatore non era alto, ma richiamò ugualmente l’attenzione di tutti a sé. – Era Niri, questo è sicuro…perché io l’ho già incontrata. –Tutti gli occhi erano fissi su di lui.- Ora che siete tutti in silenzio, finalmente, posso raccontarvi una storia. Questo racconto è molto importante e voglio che specialmente tu, Myarah, lo senta. –

Fece una pausa ed iniziò.- Niri non è la prima dea che ho visto. Ho avuto l’onore di conoscere qualcun altro, nelle ultime ore della mia vita…qualcuno che mi aiutò e che mi disse delle cose….- Cariel ripensò a quell’incontro.- Una divinità che Niri odia con tutta sé stessa, poichè il suo opposto, il suo alter ego. Neobibi, la dea della nascita e della giovinezza, nonché protettrice di tutte le madri. –Gli altri rimasero per un attimo immobili, non credendo a quelle parole. Myarah non capiva: la situazione le stava sfuggendo di mano, e tutto si faceva meno chiaro. Neobibi e Niri. Vita e Morte. Fin qui era tutto comprensibile; ma questo in che modo era collegato con Cariel?

venerdì 6 novembre 2009

3.0 Niri

Sollevò l’arco fino all’altezza delle spalle, in modo parallelo al terreno. Il suo sguardo era deciso e concentrato sull’obbiettivo, un manichino di paglia posto a circa cinquanta metri di distanza.
Poi pensò a Cariel e scoccò la freccia, che subito trapassò la testa del fantoccio. Centro.
Sered sorrise soddisfatto, anche se avrebbe preferito di gran lunga che quello fosse stato davvero il suo rivale.
-Porta via il fantoccio- Ordinò l’imperatore ad uno dei suoi servi, incaricato di trasportare il manichino di paglia ovunque Sered comandasse. Il ragazzetto fece subito un inchino e si apprestò a sgombrare il giardino dal povero uomo di paglia, mentre un altro gli veniva incontro per prendere l’arco. Quando si voltò per tornare in camera, notò che il consigliere Serron lo stava osservando.
-Che c’è?- L’imperatore non sopportava che qualcuno lo guardasse nei suoi allenamenti.
-Stavo pensando…- Cominciò Serron.
-Ah si? Buon per te.- Tagliò corto Sered, iniziando ad avviarsi.
-Aspetta…- Il consigliere cercò di raggiungerlo, mentre l’imperatore continuava a camminare.- Ho parlato con Efren…e lui mi ha detto che Cariel e Myarah non erano soli…-Sered si bloccò e si girò finalmente verso il consigliere.
-Come?-
-Ce n’erano altri. Ma non sa chi siano. Uno di loro ha ferito Negar.- Sered lo guardò per un istante senza una minima espressione del viso; poi sbottò.
-Che razza di idiota! E perché non l’ha detto PRIMA!- Ringhiò Sered.-Quel…quel…-
-Calmati! Comunque non sappiamo chi sono! Che differenza fa?- Chiese Serron, allargando le braccia.
-Che differenza fa? La differenza è che ora non mi devo preoccupare solo di due piccoli guastafeste, ma di un gruppo di seccanti, schifosi…-
-Dovresti calmarti…-
-Io non mi CALMO!- Afferrò quindi Serron per il colletto del camice con forza.- Se dici un’altra volta di calmarmi giuro che ti stacco la testa.- Il consigliere barcollò, quando l’imperatore lo liberò dalla stretta.
-E ora vattene…non posso ragionare con te che mi dici di calmarmi.-
-Veramente non puoi ragionare se non ti calmi.-
-Se non te ne vai in questo istante…-La minaccia di Sered era abbastanza eloquente anche senza che lui avesse completato la frase.
L’imperatore era furioso; chi erano questi presunti compagni? Possibile che, appena arrivato a Mylonsahr, Cariel avesse già degli alleati?
Doveva scoprirlo. Trovare un modo per sapere chi fossero. Dopodichè avrebbe utilizzato tutte le sue energie per distruggerli.

Atel si sentì raggelare.-Ma che stai dicendo? Che vuol dire “La morte”?-
-In realtà non è la morte. E’ la ex-morte.- Sottolineò Cariel, guardandosi intorno.
-Secondo me il viaggio temporale ti ha causato qualche danno al cervello.- Concluse Atel, ancora più scioccato.
-No! E’ Niri!- Cariel cominciò a camminare, portandosi in un piccolo vicolo meno frequentato.
-Conosci bene queste strade…- Disse Atel, notando la sicurezza nel passo dell’imperatore.
-Certo. Questa è una delle città Solari.- Rispose Cariel fermandosi finalmente in una via parallela alla piazza.
-Una città… che?-
-Non c’è tempo per la storia ora.- Tagliò Cariel guardandosi intorno. –Parlando di Niri…Lei era la dea degli inferi…-
-Ma non è Fererir?-
-Quella di ora. Prima era sua sorella Niri. Come sai, ogni divinità ha il proprio culto, i propri templi e i propri sacerdoti. La leggenda racconta che la Dea Niri disobbedì all’unica regola a cui tutte le divinità devono attenersi…ovvero non influire sulle vite delle creature mortali.
-Cosa fece Niri?- Chiese allora Atel, molto interessato.
-Salvò un sacerdote che era consacrato al culto di Neobibi, la dea della nascita e della giovinezza, nonché protettrice delle madri, da una malattia incurabile; ma ad un solo patto: che il sacerdote fosse passato al suo culto.
Neobibi si adirò e chiese l’intervento di Soe, che non è solo portatrice di giustizia fra i mortali, ma anche fra gli dei. Soe spodestò Niri dal suo ruolo di regina degli inferi.-
-E che fine ha fatto?Cioè, quando non fu più dea degli inferi?-
-Fu relegata a Dea Minore, come quelle degli elementi naturali o delle stagioni. Non fece più parte degli Dei Maggiori: della Giustizia, della Giovinezza, della Libertà, della Sapienza, della Forza Morale e Fisica, della Saggezza e degli Inferi.
-Ma questo cosa c’entra con la canzone?- Chiese Atel, dopo aver riflettuto per un attimo sulla leggenda.
-La dea…-Cariel stava per rispondere, quando un soffio di vento gelido percorse il suo corpo e quello del guerriero, provocando forti brividi.
-Cos’è stato?- Atel si voltò, ma non vide nulla; poi osservò Cariel, che aveva una strana espressione sul volto.- Cariel…- L’imperatore però stava guardando qualcosa al di là delle spalle di Atel, con sguardo disgustato e incredulo. Non poteva essere. Non ancora.
-Da quanto tempo non ci si vede…mio imperatore.- La sua voce, i suoi occhi…Niri. Atel si voltò di scattò e scrutò la figura che era alle sue spalle. Una splendida ragazza dai capelli neri come gli occhi, uno sguardo beffardo e le braccia incrociate. Sembrava una persona normalissima e se l’avesse incontrata per strada sicuramente non avrebbe riscontrato niente di “sovrannaturale”. Atel non aveva mai visto con i propri occhi una divinità, cosa che non accadeva raramente a Mylonsahr. Gli dei spesso si mostravano ai propri sacerdoti o a persone particolari come uomini e donne normalissimi, di solito per dare consigli o conforto, senza mai influire in modo decisivo sulla volontà dei mortali.
-Ciao Atel, io sono Niri.- Sorrise la Dea.- Cariel ti ha già raccontato la mia storia…ti ha detto anche che noi siamo grandi amici?- Ridacchiò a questa sua stessa affermazione, trovandola molto buffa. Ma Cariel non rideva, anzi non mostrava alcun cenno di allegria. Sicuramente l’amicizia non era reciproca.
-Che vuoi?- Chiese Cariel asciutto. Atel rimase perplesso dal modo in cui l’imperatore si rivolgeva a lei. Non era né intimidito, né aveva qualsiasi atteggiamento di riverenza. Il disprezzo invece era ben visibile nei suoi occhi di ghiaccio.
-Ti piace la canzone che ho messo in giro in tuo onore?- Niri rispose alla domanda di Cariel con un’altra domanda.- Ho superato me stessa.-
Atel guardava prima Cariel poi Niri, notando due atteggiamenti completamente diversi. La dea era rilassata e allegra, ma con una qualcosa di ironico; l’imperatore era profondamente irritato da quella presenza, dando l’impressione di odiare quella creatur come poche.
-Che vuoi? Perché non mi lasci in pace?-
La dea lo scrutò severamente, abbandonando il suo sorriso.- Sei uno stupido e inutile ragazzino…come osi parlarmi in questo modo…-Si avvicinò a lui con passo lento.- A proposito di persone inutili…come sta tua madre?- A questa domanda rise sguaiatamente. Atel notò l’espressione sconvolta dell’imperatore a quella frase, che gli ricordò il volto di un soldato in battaglia appena trafitto da una lama.
-Cariel…- Atel iniziò seriamente a preoccuparsi.
-Senti chi parla…Niri, la dea del fallimento.- Cariel alzò il capo con fierezza, pronunciando quelle parole nel suo solito modo calmo e tagliente, mentre Niri arretrò, furente per quella risposta- Hai perso…non sono morto come tu puoi ben vedere. Sono ancora qui, a testimonianza del fatto che non sei altro che l’avanzo di una divinità.- Atel rabbrividì a quelle parole. Certo Niri non era più una Dea Maggiore, ma era comunque una Dea.
Niri fremette dalla rabbia, chiudendo le mani a pugno.- Te la farò pagare. Morirai, come tutta la tua famiglia…e non ci sarà più tua sorella a salvarti…-poi si rivolse al guerriero con un sorriso- Ciao Atel…a presto…- Un attimo dopo era sparita e i rumori della festa ritornarono a riempire l’aria.
-Mia sorella…?-
-Tua sorella?- Ripetè Atel.- Cosa c’entra ora tua sorella?-
Cariel guardò per un attimo il cielo e sospirò.- Non lo so. So soltanto che non ci sto capendo niente.-
-Se non capisci tu figurati io!-
Cariel rise.- Mi spiace che tu abbia dovuto assistere a questa scena. Ora andiamo…dovremo affrontare una creatura molto più temibile di Niri.-
-Aspetta…non mi hai raccontato ancora come si collega la canzone a te…-
Cariel guardò Atel e sorrise debolmente-La conclusione del racconto merita di essere ascoltato anche da Myarah…dev’essere soprattutto lei a sapere come sono morto.-

lunedì 2 novembre 2009

2.9 La festa Del Sole

Mersel era nella sua stanza con alcune ancelle dai visi molti giovani, ma dagli sguardi spenti e privi di allegria. La camera era molto spaziosa, con le pareti in rosa antico e dei mobiletti di pregiatissimo legno, riccamente intagliati. Il letto a baldacchino aveva lenzuola bianche, bordate anch’esse in rosa e tre soffici cuscini posti in direzione dello schienale. Era la stanza di Myarah, ma è inutile dire che in origine fosse completamente diversa.
Mersel era contenta di avere proprio quella camera, così comoda e bella, ed alcune volte sorrideva tra sé e sé, pensando che quella ninfa non avrebbe più potuto metterci i piedi dentro.
Era lei la prima del castello, la dama più ambita, la più bella. Ed anche se aveva sentito molte storie sulla presunta bellezza e forza della guerriera, non ci aveva voluto mai credere. Per lei Myarah rappresentava tutto ciò che una donna non doveva essere. Sapeva di essere la migliore, ma odiava ugualmente quella ninfa tanto ammirata dalle donne e desiderata dagli uomini. Mersel non capiva cosa di Myarah suscitasse tanto interesse e non si sforzava neanche di comprenderlo. Sapeva solo che se l’avesse avuta per le mani, l’avrebbe torturata. A quel pensiero si ripromise che un giorno sarebbe successo: Myarah sarebbe stata schiavizzata, sbattuta nelle celle e torturata da lei stessa.

L’unico problema era riuscire a prenderla….
-Signora, questi fiori vanno bene?- Entrò una timida servetta, terrorizzata dalla principessa, portando in mano un mazzo di girasoli dai colori vivaci. Mersel si avvicinò alla ragazza lentamente, con un falso sorriso. Le altre serve, già presenti nella stanza, arretrarono di colpo, ben sapendo i gusti di Mersel, al contrario dell’ignara ragazzina. Proprio quando fu a pochi centimetri da lei, la prese per un braccio e la strattonò con violenza.
-GIRASOLI?- Urlò lei.- Ma dico..COME ti viene in mente?Buttali, BUTTALI!!!- Mersel non sopportava i girasoli e neanche le persone che non capivano i suoi gusti. Ma poiché nessuno a castello era in grado di leggere nella mente, spesso capitava ai poveri servi di incorrere nelle urla infuocate della principessa.
La servetta, caduta a terra, arretrò strisciando, tremante. Era l’ultimo acquisto di Mersel: una ninfa dei boschi che vagava libera nella foresta a sud della Senarca. Per un istante la principessa provò compassione per quella creatura, che aveva avuto la sfortuna di nascere ninfa. Si, perché in assenza di Myarah, si sarebbe divertita su di lei.
-Il gioco inizia.- Ghignò malvagiamente Mersel, avendo trovato il suo nuovo passatempo.

-Non ti ho ancora detto perché ero qui.- Cariel non guardava più Atel, ma la statua.- Mia sorella era la prima sacerdotessa di Mylonsahr del culto di Soe.- Fece una lunga pausa.-Era veramente una persona stupenda.- Atel fissò la statua di marmo, riflettendo sul fatto che avevano almeno una cosa in comune: l’aver perso una sorella; solo che la sua era ancora viva.- Vedere questo tempio è come vedere lei in carne ed ossa. Mi ricordo ancora i suoi capelli legati in segno di rispetto ed il suo capo chino, mentre pregava. Era sempre dolce e serena…il mio contrario. Quando le domandavo come facesse, mi rispondeva che era Soe a darle forza e coraggio. Ma io non le credevo. Le dicevo che gli dei a Mylonsahr non possono interferire nelle cose terrene, almeno così dice la leggenda, ma lei subito sottolineava che non “interferivano”, ma “guidavano” chi glielo chiedeva. –
-Io credo invece ti assomigliasse molto.- Atel non voleva chiederlo esplicitamente, ma voleva sapere se anche lei fosse stata uccisa da Advial.
-Non tanto. Comunque è morta.- L’affermazione cruda e semplice di Cariel scosse Atel. A Mylonsahr non si usava quasi mai la parola “morire”, poiché era troppo diretta, specialmente quando si parlava di persone care. Ma molto probabilmente l’imperatore non era solito a stupide ipocrisie ed eufemismi.
-Già- Atel non provò ad andare oltre. –Mi spiace.-
Cariel si voltò verso di lui e sorrise.- Ti spiace per lei? Oramai è felice. Lei è in pace.- Il guerriero non se l’aspettava, ma fece un debole sorriso.-Dovremmo andare. E’ passato molto tempo da quando siamo qui e Myarah penserà che ci siamo ammazzati a vicenda.- Rise.
-Oddei Myarah!- Esclamò Atel, istintivamente.
-Cos’è, Myarah ti fa paura?- Chiese ironicamente Cariel.
-Mi fa paura? Mi terrorizza! Quella ci ammazza! Me la vedo già con una pentola in mano, magari con al suo fianco Amia, che non aspetta altro!- In tutto quel trambusto, parlando di tempo e morte, Atel si ricordò un particolare molto importante.
-Cariel!- Incrociò le braccia, divertito.- Non potresti mai immaginare che giorno è oggi.-
-Atel…io so a mala pena in che secolo siamo…come accidenti faccio a sapere che giorno è oggi?-
-Vuoi saperlo?-
-Atel, arriva al dunque.- Cariel sbuffò spazientito.
-Non ti piacciono gli indovinelli, eh? Vabbè dai…ti do solo un indizio…Auguri!- Il guerriero gli diede una pacca sulla spalla, aspettando la reazione di Cariel.
-Il mio…compleanno…-Il ragazzo doveva ancora assimilare la notizia. Era l’ultima cosa a cui avrebbe pensato. Un fiume di ricordi gli ritornarono in mente; ma erano tutti negativi, così li scacciò via. -Ma dici sul serio?-
-Vuoi la prova?- Chiese Atel, ben sapendo di incuriosire l’amico.
-La prova? Come fai ad avere una prova?- Era molto incuriosito. Non sapeva cosa nascondesse Atel, ma era molto abile a giocare.
-Andiamo in città.- Il guerriero non aspettò la risposta dell’imperatore, ma cominciò ad avviarsi fuori dalla rovina, ben attento a non inciampare.
-Atel…Atel! Aspetta! Ehi…-Cariel era molto più agile dell’altro, perciò lo raggiunse in brevissimo tempo- In città? Ma se fino ad un secondo fa temevi di essere fatto fuori da Myarah? –
-Tanto ci ammazzerà comunque.- Ridacchiò Atel.- Quindi tanto vale fare il misfatto fino alla fine, no?- Il ragazzo guardò Cariel. Atel aveva ragione e l’imperatore non poteva dargli torto. Inoltre era troppo curioso di scoprire la “prova” di Atel.
-Ci sto.-
Atel sorrise.-Va bene, ma dobbiamo affrettarci. Dopo il tramonto le guardie non fanno entrare nessuno; permettono solo di uscire.-
-Qual è la città esattamente?-
-Quella lì.- Atel la indicò con l’indice- Versinsle. Proprio sul versante ovest del lago.- Le alte mura della città erano distanti da loro poche centinaia di metri e quindi giunsero lì in alcuni minuti.
Da quando era arrivato lì, Cariel non si era mai soffermato sulla presenza della città a pochi metri dalla casetta in cui abitavano gli altri, in quanto Versinsle c’era fin dai suoi tempi. Ma solo allora dovette riflettere sul fatto che era una cosa rara che una città fosse rimasta intatta per tutti quei secoli.-Questa è una delle città più antiche.- Affermò Atel. Poi ci pensò su e si corresse.- Ma forse questo lo sai già.- Cariel sorrise, in segno di assenso, continuando a camminare.
-La casa del maestro Ullchir fa parte della città, come tutte le casette qui vicino, ma che sono all’esterno delle mura. Questa parte occidentale è tutto amministrazione di Versinsle, perché poi dalla parte orientale c’è la città di Daressa.-
-Maestro Ulchir?- Chiese Cariel, non avendo mai sentito quel nome.
-Oh si! Tu non l’hai visto perché è in viaggio. Ma tornerà e lo conoscerai. Ci ha permesso di stare in casa sua, o almeno così ci ha detto Myarah. Sembra una persona molto gentile e cortese.-
Cariel cercò di riflettere, pensando che mai una persona dà niente per niente. Myarah sapeva di sicuro la verità; così decise che gliel’avrebbe chiesta quando l’avesse incontrata.
Arrivarono alle mura, dove entrarono presentandosi come stranieri e dopo aver mostrato di non possedere nessun arma varcarono la cinta per addentrarsi nella città.
-Mettiti il cappuccio, non vorrai far credere alla gente che tu sia tornato come fantasma.- Dopo aver detto ciò, anche Atel si coprì il volto con il cappuccio del mantello.
-Perché ti copri anche tu?- Chiese Cariel incerto.
-Ricordi che sono stato un cacciatore? Vuoi che mi facciano secco appena mi vedono? Loro mi odiano, perché ho portato solo disgrazie nelle loro terre.-
-Già. Forse è meglio se ti copri. Myarah si dispiacerebbe un sacco se tu venissi fatto fuori da qualcuno che non sia lei.- Ridacchiò, immaginando la scena.
Versinsle era una delle città più grandi della regione ed era famosa per l’ospitare l’importante mercato annuale, che si teneva per alcuni giorni nel mese di Rugiada. In quell’occasione arrivavano in zona i più ricchi mercanti e i signorotti più illustri per vendere o comprare merce di alta qualità.
Ormai era buio, ma le stradine della città erano state ugualmente illuminate da torce di fuoco fissate ai muri. Cariel non ricordava così tanto movimento in una città: infatti spesso i due incontravano gruppetti di tre o quattro persone dirigersi tutti nella stessa direzione, a nord del luogo.
-Non mi ricordavo che qui le case fossero costruite a nord.- Il ragazzo espresse la sua perplessità.
-Infatti non stanno andando a casa.-
Cariel guardò Atel, capendo che anche loro avevano preso la stessa direzione.
-Dove stiamo andando? Di là c’è la piazza.-
-Come fai a saperlo?-
-L’ho fatta costruire io. Ricordì?-
-Ah…me ne scordo sempre.- Atel ridacchiò. Era difficile ricordarsi che colui che era al suo fianco era L’imperatore. Man mano che si addentravano la gente aumentava e anche il suono di qualcosa diveniva distinguibile.
-Un tamburo?- I viottoli che finivano sulla piazza erano ormai colmi di gente, che sbucava da ogni vicolo secondario e si univa alla massa già presente. I tamburi, le voci delle persone, ed ora anche dei flauti cominciarono a mescolarsi, divenendo sempre più intensi.
-Ma che sta succedendo oggi qui?- Chiese Cariel guardandosi intorno, cercando di non farsi travolgere dalle centinaia di persone che tentavano di raggiungere la piazza.
-Vieni!- Atel lo prese per un braccio e si fece largo tra la gente, riuscendo a sbucare nel foro.
La piazza era tutta illuminata da fuocherelli posti in modo circolare e al centro vi erano dei suonatori e dei danzatori, con vestiti molto bizzarri, che davano spettacolo, mentre la gente li accompagnava battendo le mani.
La ragazza che suonava il tamburo, in particolare, colpiva la superficie dello strumento con ritmo regolare e frenetico, mentre un’altra seguiva i battiti con passi di danza molto raffinati ed eleganti.
La gente rideva e ballava: anche un vecchietto seguiva il ritmo, sbattendo leggermente il suo bastone per terra. Alle spalle della piazza poi, vi era una statua gigantesca della dea Nemerte, la quale aveva tra le sue braccia un piccolo aquilotto.
D’un tratto il ritmo cambiò; tutti i danzatori cominciarono a ballare in cerchio , volteggiando su se stessi e contemporaneamente muovendosi circolarmente.
-Ma che…stanno facendo?- Era da tempo che non vedeva così tanto persone in estasi.
-Questo succede ogni anno in questo giorno…è la festa del Sole. S’inaugura il primo giorno del mese del Sole e quindi l’inizio della stagione più calda dell’anno.-
-Si. Ma che c’entra con me?- Disse, mettendosi un po’ da parte rispetto alla massa che strepitava.
Atel rise.- C’entra tutto! Allora, devi sapere che questa festa è una bufala. O per meglio dire: il motivo per cui si festeggia è una bufala. Si festeggiava questo giorno quando tu eri vivo?-
-Certo che no!- Cariel non riusciva proprio a capire.
-Ecco! La festa del Sole è stata inventata dopo la tua morte, ma non per festeggiare il Sole! Che vuoi che gliene importi alla gente di adorare una palla infuocata? Non l’aveva fatto ai tuoi tempi e non l’avrebbe fatto ora. Capisci? E’ una scusa per mascherare qualcos’altro!-
Cariel capì. Non poteva crederci: avevano ideato quella gigantesca motivazione fasulla solo per festeggiare lui. Sapeva bene perché avevano dovuto camuffarla: non sarebbe mai stata accettata da altri imperatori un’occasione in cui si onorava il loro peggior nemico.
-Hai capito ora? Questa è una delle feste tradizionali più importanti in tutta Mylonsahr e ovviamente tutti conoscono la vera motivazione.-
-Perché Sered non l’abolisce? Non credo non abbia capito.-
-Oh, lui sa che festeggiano te. Ma è furbo. Non sai cosa c’è sotto queste enormi festività in termini di affari. Artor si arricchisce molto in questa occasione. E qualunque cosa lo faccia diventare ricco, è ben accetto da Sered.-
Mentre continuavano a parlare, la melodia cambiò ancora, divenendo più dolce e incantevole.
E' arrivata la notte.
il destino ti attende.
Guida il tuo destriero,
il buio non mente.
Il respiro affannato, corsa infinita verso la vita.
A tutto sei pronto
Persino a morire.
Cariel stava ancora pensando all’ultima rivelazione, quando ascoltò il testo di quella canzone.
Ed eccco è là la Dea nera
Che spazza, che spezza
L’ultimo respiro
Lo soffoca negli cuori dei nemici.
Lei ti guarda;
tu la osservi con durezza, è lei il tuo avversario.
-Atel…cos’è questa canzone?- Cariel si sentì raggelare. Com’era possibile? Atel guardò Cariel, che era diventato molto pallido.
-Ti senti bene?- Poi continuò riguardo la canzone.-Bella vero? Questa è una delle melodie più antiche! S’insegna anche ai bambini…e se non l’hai capito, parla di te.-
-Chi l’ha messa in giro?- Cariel scrutò il guerriero molto preoccupato.
-Cariel, cosa vuoi che ne sappia! E’ una canzone popolare! E poi, che te ne importa?-
La corsa è una frenetica danza,
il destriero ti accompagna.
Imperatore,
continui a correre
in una guerra senza onore
continui a correre
con la spada che intona il suo canto di guerra,
senza che tu lo voglia.
Cariel rimase in silenzio, ascoltando. Non era una semplice canzoncina. Atel iniziò seriamente a preoccuparsi.
-Ma che ti succede? Non ti piace la canzone?-
E la dea nera è pronta ad accoglierti...
sarai il suo trofeo più grande,
un'anima come le altre....
Lei s'incammina dove il sangue scorre incessante
E i lamenti dei soldati ormai perduti
Formano un coro di morte.
Non hai più scuse
E la tua guerra deve iniziare…
-La dea Nera…- Sussurrò l’imperatore, sforzandosi di pensare a qualcosa.
-La dea Nera? Ma sì, è una metafora! La morte, no?-
Cariel lo guardò.- No Atel, non è una metafora. E’ proprio lei, Niri, ovvero La Morte.-
Alzi la spada e
Tagli teste e vite…
dov’è il tuo onore?
Il suono della morte è sempre più intenso.
Ti difendi, attacchi,e controlli
Schivi, guardi i tuoi soldati…
Sei incerto ma avanzi
E colpisci, colpisci, finisci.
Forza, forza
Combatti contro il nemico
Combatti contro te stesso
O imperatore,
L'alba è giunta…
è un nuovo tempo, una nuova speranza,
ricominciare da capo…
ti fermi:
“dov’è l'onore e la dignità?"
Poi qualcosa, ti volti,
il tuo popolo....
Tu corri e non t’importa più di evitarla.
La dea nera aspetta con impazienza, ti attende,...
eccola l'onore....
Il coraggio, imperatore,
la dea nera si rattrista, lo sai
l’hai vinta, perché potrà avere il tuo corpo
ma la tua luce sempre rimarrà
a riscaldare le tue terre,
ora che scende la notte….

mercoledì 28 ottobre 2009

2.8 La dea Soe

Cariel camminava con passo deciso lungo la stradina che scorreva proprio accanto al lago di Neomeris. Il sole cominciava a tramontare, scomparendo pian piano tra le acque della distesa. Nella sua vita precedente quella regione era stata la meno frequentata dall’imperatore, proprio perché la zona più distante dalla Senarca, in cui si trovava Artor. Ma l’ironia della sorte aveva voluto che egli cominciasse proprio da lì la sua nuova vita, la sua nuova avventura. Continuava a camminare senza una meta ben precisa, seguendo semplicemente le sue gambe. Gli ritornarono allora in mente le parole di Atel, quel misterioso guerriero sconosciuto, che ce l’aveva con lui in un modo che non riusciva a spiegarsi. Davvero era stato la causa di tutto? Era stato vano il suo tentativo di governare al meglio delle sue forze? Questo non lo sapeva. Avrebbe continuato a pensarci su se la vista di qualcosa non lo avesse immobilizzato.
-Ma che…?-Le sue gambe gli avevano giocato un brutto scherzo. Quello che aveva davanti agli occhi, eretto su una piccola collinetta abbastanza bassa, era il tempio Della dea Soe, la dea della giustizia.- Non ci posso credere…-Il tempietto, costruito su sua commissione, era ormai un rudere, abbandonato negli anni. Delle sei colonne di facciata, solo due ne erano rimaste in piedi, mentre le altre erano crollate, rompendosi in pezzi differenti. L’edificio era di marmo bianco e di pianta quadrata, edificato esclusivamente per ospitare la statua della dea e i vari doni votivi.
Cariel ne aveva fatti costruire diversi in tutte le quattro regioni, poiché Soe, insieme alla dea della libertà Nemerte era la dea protettrice dell’impero. Anche il tetto era ormai crollato, tanto che già dall’esterno si poteva intravedere la statua.
L’imperatore si avvicinò al tempio e sfiorò il marmo ancora lucente e fresco delle pareti. Ormai non esisteva più un interno ed un esterno, poiché tutto era polvere e rovine.
Inconsciamente gli ritornò in mente la figura della sorella, Lerdil, prima sacerdotessa del culto di Soe e splendida ragazza dai capelli biondi e da un volto dolce e raffinato. La ricordava benissimo:i suoi sorrisi, i suoi modi, le sue preghiere. Neanche gli elfi potevano raggiungere la sua grazia.
Così si sedette su quella che doveva essere stata una colonna, nel silenzio più assoluto. Fu allora che focalizzò la sua attenzione sulla statua. La donna in marmo era alta circa tre metri ed aveva una postura severa, perfettamente frontale, se non per la testa che era piegata verso il lato destro, in direzione del palmo della sua mano, portato verso l’alto, sopra cui vi era un piccolo drago dorato.
Con l’altra mano teneva una lancia, lunga quanto la stessa figura. Sul capo vi era una corona a quattro punte, che simboleggiavano le quattro terre di Mylonsahr e i capelli erano lasciati sciolti, abbandonati sulle spalle. Cariel si fermò a guardarla: era una delle statue più belle che avesse mai visto; ma la sua bellezza era ormai nascosta dalle rovine e nessuno più sembrava goderne.
-Mi dispiace.- Gli uscì in un sussurro.-Mi dispiace tanto.- Abbassò il capo e congiunse le mani, come se davvero stesse chiedendo perdono a qualcuno di reale.
Le parole di Atel gli avevano ricordato gli ultimi e più terribili momenti della sua vita, l’angoscia, il tradimento, la responsabilità, il senso di colpa…la morte. Aveva bisogno di scusarsi, lo sentiva da dentro, anche se non sapeva per cosa esattamente. Chiuse gli occhi, cercando di mandare via quel senso di oppressione e confusione, per ritrovare una nuova pace, una tranquillità che non gli era mai stata concessa. Solo Soe poteva aiutarlo in questo, o almeno così diceva sua sorella.
-Cariel!- Esclamò qualcuno con un tono abbastanza forte, che naturalmente non poteva essere quello della dea.
-Mmm..?- Cariel aprì gli occhi e si voltò. Era Atel.- Atel? Che ci fai qui?- Chiese tranquillo. Pace finita.
-Bhè…Myarah mi ha detto che potevo trovarti qui.- Rispose il ragazzo con voce incerta.
-Si, ma…che ci fai qui?- Ripetè Cariel, intendendo la domanda in un altro senso.- Non volevi stare da me il più lontano possibile in quanto viziato, presuntuoso e assassino numero uno della storia?- Il suo tono era ricco di sarcasmo.
-Si, cioè no.- Atel non era molto bravo con le parole.- Diciamo che volevo…scusarmi..si..-Il guerriero continuava a guardarsi intorno, non essendo un frequentatore assiduo di templi.
-Scusarti?- Cariel sembrava sinceramente sorpreso.-Come mai?- Ormai la rabbia era sfumata ed ora c’era solo semplice curiosità.
-Uno si scusa quando capisce di aver sbagliato.- Affermò Atel.- E siccome io non riconosco molte volte di aver sbagliato, dovresti ritenerti fortunato.- Concluse serio.
Cariel rise, divertito, spiazzando Atel.-Allora sono onorato- E fece con la testa il cenno di un inchino.-Comunque…grazie…e scusami anche tu per averti dato dell’idiota, della persona poco intelligente e del bambino.-
-Ehi!!Davvero mi ha detto tutte queste cose?- Esclamò Atel.
-Bhè…si.- Fece spallucce, sorridendo.- Ma è tutto passato, no?-
-Si…ma non devi scusarti…io ti ho provocato in un modo abbastanza pesante…fossi stato in te avrei sferrato un bel pugno…-
-Non sono solito concludere le discussioni con la violenza, anche perché non necessariamente tutti mi devono trovare simpatico. Anzi, sarebbe una vita alquanto monotona se fosse così.- Sorrise, ritornando a guardare la statua di Soe. Più parlava con Cariel e più si accorgeva quanto fosse diverso dagli altri nobili, i quali non chiedevano mai scusa per i loro errori; ma al contrario facevano ricadere le loro colpe su persone innocenti.
-Che tempio è questo?- Atel non era pratico di divinità, ma era curioso di sapere il motivo della visita a quella rovina.
-E’ il tempio della dea Soe, la dea della giustizia.-
-Ah..-Atel si sentì improvvisamente a disagio- Allora non credo di essere degno di stare in questo posto.- Concluse, abbassando lo sguardo. Cariel però, rimanendo sempre seduto, si voltò nella sua direzione, incuriosito. –E perché mai?-
-Io…io ho commesso molti errori, Cariel…moltissimi…ho fatto del male…e anche se ora ne sono molto pentito non si può cambiare il passato.-
-Ma si può cambiare il futuro.- Questa frase colpì Atel, tanto che alzò lo sguardo verso il giovane imperatore.-Atel, pensi davvero che la dea non accetti chi sbaglia? In quel caso nessuno potrebbe entrare nel tempio, perché tutti commettiamo degli errori. C’è solo una categoria di persone che non può entrare.-
-Quelle che commettono colpe molto gravi?-
-No. Coloro che non riconoscono di aver sbagliato. E secondo questa logica, tu hai pieno diritto di essere qui.- Cariel sorrideva, trasmettendo un senso di pace che Atel non riusciva a spiegarsi. In quel momento assomigliava a quelle tante raffigurazioni che aveva visto in varie città del Dio della saggezza Eucra.
-Tu non sai quali colpe ho commesso.-
-Non importa-
-Invece importa per me!- Atel era visibilmente angosciato, oppresso da qualcosa che lo tormentava.-Cariel, io sono stato nell’esercito di Sered.- Fece una pausa, aspettandosi una qualsiasi reazione per quella dichiarazione. Ma niente. Cariel non aveva mutato la sua espressione tranquilla nemmeno per un istante. –Ma…ma non sei sorpreso…arrabbiato…o qualunque cosa…- Il ragazzo non capiva. Perché Cariel non mostrava alcun segno di turbamento.
-Sai, nella mia vita passata, da imperatore, ho imparato molte cose, tra cui distinguere un amico da un nemico. E tu non sei mio nemico.- La sua voce era limpida e il suo tono perfettamente equilibrato, ma quelle parole spiazzarono ugualmente il guerriero.
-Ma io ti ho insultato! E ti ho detto di essere stato dalla parte di Sered! Oltre questo cosa c’è di peggio?-
Cariel rise apertamente.-Caro Atel!Ma non lo sai che anche i migliori amici se ne dicono di tutti i colori? Pensa che una volta Myarah era così infuriata con me che si avvicinò e mi buttò nella fontana del giardino di Artor!- A quella dichiarazione Atel non fu capace di non ridere.
-Dici sul serio?-
-Certo! E dovevi vederla quando aggiunse anche un “ben ti sta”. Sull’altra questione credo di non dovermi preoccupare, perché anche se sei stato con Sered ci dev’essere stato qualcosa che ti ha fatto cambiare idea…e credo sia anche il motivo per cui tu mi hai insultato.- Cariel ora lo guardava per avere conferma delle sue parole e la trovò subito, visto che Atel si era d’un tratto irrigidito.
-Ma tu leggi anche nella mente?-Chiese un po’ preoccupato.
-Per fortuna no.-
-E come hai fatto a capire…?-
-Ho fatto due più due. Ho notato che odi in particolar modo i nobili e quindi ho pensato che avessi dovuto avere un’esperienza diretta con uno di questi personaggi. Quando infine hai nominato Sered ho compreso che è stato lui a creare in te questo disprezzo per la categoria.- Atel era sinceramente colpito. Non aveva detto molto di sé, ma Cariel era stato lo stesso in grado di capirlo.
-Si…è per Sered.-
-Racconta.-Lo invitò.- Se ti va.- Aggiunse in modo gentile.
-Ero un cavaliere sotto il comando di Sered. Come Efren Ven Gartens, il tizio che cavalcava Negar. Ci chiamavano cacciatori e tutti ci temevano, dai più ricchi ai contadini. Ero una persona orribile.- Tirò un sospiro.- Non puoi immaginare com’ero. Efren era buono al mio confronto: non ricordo più quante persone innocenti ho ucciso…e io che davo a te dell’assassino!- Atel scuoteva la testa, disgustato per il suo stesso comportamento.
-Và avanti.-
-Consideravo Sered un amico, una persona fidata…ma lui…tradì la mia fiducia.- Disse l’ultima frase con rabbia.-Io ho una sorella e chiesi a Sered di ospitarla ad Artor, per tenerla più al sicuro e protetta. L’imperatore acconsentì e tutto andò bene, fin quando non arrivò a palazzo un duca da quattro soldi, un imbecille, per un affare…Comunque sia, vide mia sorella e disse a Sered che avrebbe concluso l’affare solo se gli avesse dato lei come serva, oltre naturalmente il denaro accordato…-
-Cosa???- Sbottò allora Cariel, che era rimasto in silenzio per tutto il tempo.- E da quando si danno le persone come fossero merce?- Il ragazzo era sconvolto.
-Forse nel tuo regno era impensabile.- Atel rise senza allegria- Ma per Sered ogni suddito è una merce, un oggetto. Mia sorella rientrava in questo gruppo. Io provai ad oppormi, ma lui disse che era l’imperatore e che era lui a decidere….disse che non ero niente, non ero un nobile e perciò valevo meno di zero.- Atel si bloccò.- Mia sorella fu portata via da questo lurido verme…se solo penso alle sue mani su di lei…-
-Atel…non importa…non devi raccontarmelo per forza…-Lo interruppe Cariel, vedendo lo stato del ragazzo.
-No! Ti voglio raccontare!Perchè tu sappia come ho venduto mia sorella! Come sia stato viscido! Io non ho fatto niente per fermarlo! Niente! Ora sai perché non sono degno di stare in questo posto…-Si alzò, ma prontamente

Cariel lo afferrò per un braccio.
-Atel, è inutile piangersi addosso e ritornare sui propri errori. In questo modo non risolverai nulla!- Esclamò Cariel con voce dura.- Smettila! Non sei stato la persona migliore del mondo, ma potrai rimediare! A me non importa dove tu sia stato prima. So solo che ora sei qui e sei pentito. Questo è l’importante…e questa è l’unica cosa che interessa alla dea.
-Io faccio solo del male alle persone. Non ti devi fidare.-
-Non sei tu a dire di chi mi devo fidare.- Il suo volto ritornò tranquillo.- Ho sbagliato una volta…- E qui Atel sapeva che Cariel si riferiva al tradimento delle casate nobili.-Ma non sbaglierò ancora. So quel che faccio, l’ho sempre saputo. E non ti preoccupare…-Aggiunse dopo una pausa- Riprenderemo tua sorella, a costo di arrampicarci per i muri dei castelli.-Quest’ultima affermazione fece sorridere il guerriero, che istintivamente capì di aver trovato un vero amico per la prima volta.

sabato 24 ottobre 2009

2.7 La Tigre

Dopo che Cariel chiuse, o meglio sbatté la porta, Myarah si voltò verso Atel, con un’espressione feroce.
-Che c’è?- Chiese il ragazzo con disinvoltura. Myarah lo guardò scioccata, allargando le braccia.
-Come “cosa c’è”??? Cosa c’è? Me lo chiedi pure?- Urlò lei.
-Non ti ci metterai anche tu, spero!- Protestò Atel, commettendo grave errore. Myarah non era Cariel; se l’ultimo aveva potuto resistere alla forte tentazione di prendere Atel a pugni, la ninfa non aveva altrettanta pazienza.
-Io? Io mi ci metto QUANDO e COME voglio!-Sbraitò lei. -Piantala, Atel! Mi stai dando sui nervi!- Lei non era abituata alla calma e alla quiete; era una donna d’azione.
-Mi scuso immensamente…non sapevo che dovessi obbedire ad una ninfa- fece il ragazzo ironicamente, non intuendo il pericolo che stava correndo. Myarah lo guardò: ma non era un semplice sguardo; era come se lo avesse fulminato ed incenerito.
-Come…?- Sussurrò lei, furiosa- Cos’hai detto…- Tutto accadde in un attimo: Myarah percorse in pochi istanti il tragitto che la separava da Atel e lo afferrò dalla maglia con forza –Ripetilo se hai il coraggio!- Atel rimase immobile, incredulo. Quella ragazza aveva una forza e una velocità fuori dal comune, probabilmente minore solo alla sua aggressività se offesa in qualche modo. Durante i secoli, nei libri, era sempre soprannominata come “La tigre”: e il guerriero in quel momento pensò che nessun soprannome potesse essere più appropriato.
-Basta ora!- Fu sorprendentemente Jail ad intervenire- Myarah…- Non ci fu bisogno di proseguire. La ninfa lo guardò e capì che non era il caso. Così lasciò la presa della maglia e si allontanò di qualche passo da Atel. Jail le annuì, sorridendo: era certamente il ragazzo più tranquillo del gruppo e forse il più saggio: per questo la stessa Myarah aveva grande stima di lui.
-Ragazzi, è inutile litigare così…siamo dalla stessa parte!- Proseguì Amia, alzandosi e guardando tutti i presenti.- Perché vi state comportando in questo modo? Siamo o no delle persone civili?- La ragazza osservò prima Atel poi Myarah.- Lo siamo o no?- Ripeté.



-Io si.- Rispose il ragazzo.
-Diciamo che qualcuno lo è più di qualcun altro.- Concluse la ninfa. La tensione era tangibile, almeno fino a quando qualcosa non scoppiò.
-Oddei! Cos’è?- Amia sobbalzò, lanciando un urlo.
-Ohhhh, è pronta!!- Esclamò Sein, battendo le mani-
-Mmmh??- Atel lanciò un’occhiata interrogativa ad Amia.
-Cosa è pronta?-
-La torta!!- Forse per Sein era ovvio che una torta scoppiasse, ma per gli altri no. Jail comprendendo la cosa dalle loro espressioni aggiunse paziente- Sein non prepara le torte in modo “tradizionale”…prende gli ingredienti che servono per cucinare qualcosa, poi fa un disegnino del “progetto” e lo mette accanto agli ingredienti. In fine ci spruzza sopra uno strano liquido…-Su questo punto anche Jail sembrava scettico- In poche parole gli ingredienti fanno tutto da soli.-
- E perché questo implica l’esplosione?- Chiese Myarah, stranita.
-Ah, quello è quando è pronta.- Annuì Jail, come se fosse la cosa più normale del mondo.
-Grazie Jail, ora non la mangerò sicuramente.- Sentenziò Atel, pensando allo “strano liquido”-
Jail sorrise: in fondo Sein era riuscita a stemperare quella pesantezza di qualche minuto prima, anche se aveva rischiato di far prendere un infarto ad Amia.
-La prossima volta che volete far scoppiare qualcosa, avvisatemi!- Disse Amia, ancora con la mano sul petto.- …altrimenti ci rimango secca…-
Vedendo che la situazione si era tranquillizzata, Jail riprese a parlare- Myarah, puoi raccontarci com’è finita la storia, visto che non abbiamo più il protagonista come narratore?- Chiese gentile, poi guardò in modo particolare Atel- E nessuno la interrompa…non vogliamo occhi neri per il momento.-
Myarah sorrise, sedendosi su una sedia ed incrociando le gambe. I capelli ramati le scendeva lungo le spalle ed un’espressione regale le si era dipinta sul volto. –Grazie Jail. Bene, ricominciamo. –Tirò un sospiro.- La notizia dell’erede al trono fu terribile per entrambi, sia per Cariel che per Advial. Io invece ero contentissima: non avevo mai desiderato che Advial diventasse imperatore, e in un primo momento, non compresi la reazione di Cariel, non capii quanto stava soffrendo…-Fece una breve pausa- Ma la realtà era che si sentiva perso, non sapeva cosa fare, come muoversi…era in crisi. Per molto tempo non ha parlato a suo padre.-
-Davvero?- Intervenne Amia-
-Si. Non poteva credere che gli avesse fatto un torto simile…perché per lui era un torto. Ma alla fine dovette accettare, era il suo destino. Voi non potreste mai immaginare cosa fu per lui il giorno dell’incoronazione: mi ricordo ancora le urla di gioia e i festeggiamenti da parte del popolo, mentre lui li guardava e fingeva di gioire con loro. –Quella frase colpì Atel, inconsapevolmente.- Ma so cosa sentiva realmente: avrebbe voluto prendere quella corona che gli avevano posto sul capo e scagliarla quanto più lontano poteva. Non poteva essere più quello di un tempo, non poteva essere più un ragazzo spensierato: da quel momento tutti avrebbero preso ordini da lui, avrebbero fatto tutto quello che lui avesse comandato. Inutile dirvi che era la parte del suo compito che più lo disturbava. Poco tempo dopo suo padre morì…-Lasciò cadere la frase in un sussurro.-…scoprimmo che aveva da molto un raro male e per questo si era premurato di affidare il regno alla persona più giusta. Il padre di Cariel non fu un eccellente imperatore, ma neanche uno cattivo e certamente se nella sua vita fece degli errori, li riscattò tutti facendo all’ultimo momento la scelta giusta.- Anche per lei doveva essere difficile narrare, perciò fu Amia ad aiutarla.
-Ma tutti sappiamo che Cariel non fu semplicemente un imperatore “decente”, ma fu…il migliore. Nessuno può metterlo in dubbio.- E detto questo, Amia scoccò un’occhiata ad Atel.- Era portato per quel ruolo, anche se non lo sapeva…per non parlare che aveva uno dei migliori guerrieri al comando dell’esercito reale…-Amia sorrise, guardandola- Tu.- Myarah a quelle parole ebbe un tuffo al cuore. Le ritornò in mente il giorno in cui fu nominata comandante: la felicità e l’orgoglio di essere la prima, sopra tutti…la più forte. Aveva sbaragliato la concorrenza per quel titolo tanto prestigioso e aveva vinto. Non c’era nessuno a Mylonsahr migliore di lei nell’arte della guerra, a parte Cariel. La tigre, l’unico comandante donna della storia dell’impero. Solo all’inizio c’erano stati dei pregiudizi da parte di guerrieri maschi forti ed acclamati; ma aveva sconfitto anche loro e i loro eserciti, distruggendoli come fossero giocattoli. In poco tempo passò da “la ninfa che vuole combattere”, in tono dispregiativo, a semplicemente, il Comandante, essendosi guadagnata lo stesso onore e rispetto di un uomo. Mai nessuna donna era stata temuta e rispettata come Myarah e per questo entrò anche lei a far parte della storia, al fianco dell’imperatore.
-Me l’ero quasi scordato…- Sorrise, ma mentiva. Mai si era scordata di quanto fosse stata potente in passato, essendo a capo dell’esercito più forte e ben organizzato di Mylonsahr.- Il mio esercito…-Sussurrò, ricordandolo distintamente: ore e ore di allenamenti, tattiche, strategie, accordi…era stata la sua vita.
-Già…è questo è il motivo per il quale tu sei il nemico numero due di Sered.- Amia la riportò alla realtà.
-Vero. Sered mi odia quasi quanto odia Cariel.- Affermò Myarah. –Ma ora non preoccupiamoci di Sered, ma dei suoi antenati…Tutti al castello sapevamo che Advial non se ne sarebbe stato buono a vedere il fratello governare. Come tutti sappiamo, dopo quattro anni di regno apparentemente tranquillo, ci furono i primi attacchi, nei quali Advial cercò di prendere Artor, senza successo, perché noi riuscimmo a difenderci. – Ora parlava quasi con rabbia- Ma gli attacchi furono sempre più devastanti…come tramanda anche la storia. Non ho idea di quante persone siano morte, non solo in battaglia: infatti lo scopo di Advial non era solo quello di punire Cariel e Artor, ma anche le persone che avevano scelto il fratello minore al posto suo. Villaggi furono bruciati, città espugnate…fu una vendetta generale e tremenda. Advial doveva essere ormai fuori di testa.- Scosse leggermente la testa, socchiudendo per un attimo gli occhi.
-E poi ci fu l’ultima e decisiva battaglia…- Provò un brivido, ripercorrendo le sue memorie.- Il mio esercito era di gran lunga tecnicamente superiore. Gli elementi fondamentali per me erano tecnica, strategia e coesione: senza questi l’esercito è solo un ammasso di uomini che si ritrovano per caso a lottare insieme.- Aveva un tono deciso, nel quale gli altri trovarono le orme del vecchio comandante- Noi eravamo uniti, allenati e motivati;non c’erano mercenari, ma combattenti che avrebbero dato tutte le loro energie per il loro imperatore. L’esercito di Advial invece era un insieme di persone con un’arma in mano, comprata o ricattata. – Myarah era sprezzante; era evidente il suo disgusto per i mezzi utilizzati da Advial.-Cosa ancora peggiore fu ritrovarci senza alleati.-
-Cosa? Voi eravate pieni di alleati!- Esclamò Atel.
-Certo. Ma nel momento in cui ci fu bisogno di loro, questi rifiutarono.- Rispose Amia, preparata.
-Già.- Sottolineò Myarah, abbassando gli occhi, addolorata per quel ricordo- Ci tradirono…probabilmente comprati da Advial…fatto sta che ci lasciarono da soli. Solo quattro casate non cedettero e vennero in nostro aiuto.- A quel punto Myarah guardò Atel- Ora capisci Atel? I nobili che tanto disprezzi hanno tradito anche noi, hanno tradito Cariel, il loro imperatore.-Aveva un’aria di rimprovero- Hai compreso quanto siano state ingiuste le tue parole? Noi eravamo rimasti soli. Capisci? Lo sai come si sentì Cariel a scoprirlo? Scoprire un tradimento del genere?- Le sue parole erano cariche di tensione; quella pugnalata faceva ancora male. –Non lo sai, Atel e non lo potrai mai provare. Avere la percezione di essere stati abbandonati, dopo averli aiutati, difesi, ascoltati. Questa è stata la ricompensa che ebbe Cariel. –Lo fissò- Solo io so come ci siamo sentiti e per questo non ti permetterò di pensare di lui cose non vere e che lo infanghino in qualche modo!- Atel sentì crollare tutte le sue convinzioni. Essere traditi. Lui sapeva bene come ci si sentiva. Era una sensazione orribile e per Cariel doveva essere stato dieci volte peggio.
-Io vado a cercarlo.-Atel si alzò di scatto, spaventando tutti.
-Chi?-
-Cariel…sta facendo buio…- Disse con tono sicuro.
-Atel, Cariel non ha mica paura del buio…e comunque…non lo odiavi fino a pochi istanti fa?-Chiese Sein a quel punto, non comprendendo il cambio di pensiero del ragazzo.- Tu sei proprio strano…-Continuò, continuando a mangiare la sua torta.
-Hai parlato proprio tu che non ci stai con la testa…- Poi si rivolse nuovamente alla ninfa- Esco. Torno subito.- Senza sentire risposta, aprì la porta. Fuori il sole stava cominciando a tramontare e un venticello rinfrescava la valle. –E ora dove ti sei cacciato?-

mercoledì 21 ottobre 2009

2.6 Scontro

-I vostri storici hanno ragione.- Cariel parlava in modo forte e deciso. –Io non volevo il trono, anzi era la cosa che meno desideravo. Avevo passato la mia vita a non dovermi preoccupare di dover un giorno governare un popolo tanto grande e variegato come quello di Mylonsahr. Fu un colpo essere convocato al consiglio, nel quale vi era anche mio padre, e dover sentire la loro decisione. –Fece una pausa, mentre tutti pendevano dalle sue labbra- Advial era sconvolto…e posso capirlo. Lui era stato educato, istruito per essere il futuro imperatore. Tecnicamente aveva una marea di conoscenze più di me.- Abbassò lo sguardo. Doveva costargli molta fatica raccontare quegli avvenimenti e probabilmente, molto dolore. – E cosa fondamentale: lui voleva essere imperatore, voleva essere il più potente. Alla notizia rimase pietrificato. Era furioso e avrebbe distrutto tutto all’istante, ma preferì fuggire da Artor, seguito dai suoi fedeli compagni di vita, in realtà dei segugi che facevano qualunque cosa ordinasse e che mi odiavano a morte…- La sua voce era sprezzante, come se il loro ricordo lo urtava- Comunque fuggì…e giurò vendetta…e come sapete io sono morto…- Lo disse quasi fosse una battuta- …perciò possiamo desumere che vi sia riuscito.- Amia era concentratissima, come Sein e Jail. Myarah era più tranquilla, ben conoscendo quella storia, mentre Atel aveva un’espressione indecifrabile sul volto, quasi infastidita.
- Non avevo scelta, ma mi opposi: dissi che non volevo la corona…-
-Perché?- A quel punto intervenne Atel, irritato.
-Perché cosa?- Chiese Cariel, non capendo-
-Perché non volevi essere imperatore? Tutti desiderano esserlo! Vuoi dirmi che amavi tanto tuo fratello da non volerlo vedere soffrire?- La domanda era ovviamente sarcastica e percorse Cariel come un fulmine.
-Sai, ho notato che è dall’inizio della conversazione che trovavi il pretesto di attaccarmi. Qual è il tuo problema, Atel?- Ribattè in tono brusco l’imperatore. Cariel era forse l’unica persona che poteva tener testa all’altro.
-Il mio problema è che sei un nobile viziato come tutti gli altri.- Scattò in piedi, in un gesto improvviso.
-Ah, io sarei un nobile viziato?-
-Si…non me ne importa niente se a Mylonsahr sei considerato una leggenda e bla bla bla…tu non sei come noi…tu non sei uno del popolo…tu stai dalla loro parte e non potrai mai capire niente!-
Quelle parole accesero Cariel di una rabbia immensa, che pochi avevano saputo far scaturire.- Ma tu chi ti credi di essere?- L’imperatore emise la frase con un tono così energico, che fece quasi sussultare l’altro.- Come ti permetti?- Più pensava alle parole di Atel, più cresceva l’ira.- Atel, tu sei una delle persone più infantili e superficiali che io abbia conosciuto! Giudichi senza conoscermi, attaccandomi ed offendendomi senza una motivazione! Ti basi sul tuo odio personale, del quale per altro non capisco il motivo, e non vai oltre! Come puoi dire che sono un viziato? Tu non sai niente di me!- Gli altri rimasero pietrificati, come Atel. Quel ragazzo era davvero capace di sconvolgere la gente con le parole.
-Tutti ti conoscono Cariel…ricordati che sei un personaggio storico…- Riprese Atel, in tono trionfante e pensando di averlo messo nel sacco. Ma inaspettatamente Cariel rise; rise amaramente, senza allegria.
-Sei davvero un ingenuo. Tu credi di conoscermi perché hai letto uno stupido libro? Credi di sapere tutto perché sai quando sono nato e sono morto?- Ora lo guardava con quegli occhi di ghiaccio, severamente.-No, Atel…da un libro non si conoscono le persone, ma i personaggi. Chi dice di sapere tutto di me fa un grandissimo errore. Nessuno sa niente di me, a parte le persone a me care. –Fece una pausa, in cui guardò gli altri, che erano semplicemente immobili.- I miei desideri, i miei sogni…dimmi Atel…questo c’è scritto sul tuo dannatissimo libro?- Le parole erano come lame ed ognuna sembrava colpire il guerriero. –Secondo te è stato bello per me essere considerato un traditore dal fratello che ho sempre cercato di conquistare invano? È stato bello trovarsi a comandare persone che consideravi tue amiche e con cui non eri costretto a comportarti in modo aristocratico e ipocrita? È stato bello avere di punto in bianco nelle proprie mani il destino di migliaia di persone? È stato bello avere ogni giorno il terrore di sbagliare e la convinzione di non fare mai abbastanza?- Ad ogni domanda aumentava il tono di voce. Non c’erano dubbi: la leggenda che parlava delle sue capacità di linguaggio erano fondatissime, tanto che anche Atel dovette ammetterlo nella sua testa. – Io avevo paura.- Quella frase così semplice risuonò chiara per la stanza.- Io li amavo e non volevo deluderli. –Ritornò a fissare Atel, ma questa volta in modo più calmo. – Loro mi avevano appoggiato, avevano voluto me come loro guida. Io non potevo far altro che impegnarmi il più possibile per essere un imperatore decente. –Il ricordo faceva male, più di una ferita.- Non volevo che un giorno loro si pentissero di avermi osannato. Per questo studiai, studiai moltissimo…ho fatto quel che ho potuto, mi sono impegnato, ho dato il massimo…-Atel non poteva sentirlo. Quelle parole gli facevano una strana sensazione; come se lo costringessero ad essere partecipe delle angosce dell’imperatore.
-Non sai quanto mi sono impegnato, quanto ho sofferto, Atel!Non lo potrai mai sapere, mai!- Era sincero, lo si vedeva dal viso, sconvolto da quei ricordi devastanti. – Ti auguro di non provare mai quello che ho provato io.-
-Ma non ti sei impegnato abbastanza.- Atel era accecato dall’odio e continuava a non capire.
-In che senso?-
-Alla fine…c’è stata la guerra con Advial…e molta gente innocente è morta.- Ribattè Atel perfidamente. Aspettava una risposta, ma non arrivò. Silenzio. Cariel era immobile, come congelato. Alla frase del ragazzo, anche Myarah si alzò, scioccata. Non ne poteva più di quella conversazione che aveva preso una brutta piega.
-Atel!Ma cosa dici?- Lo aggredì lei, furiosa.
-Dico la verità.-
Myarah fece un verso che rappresentò tutto il suo disgusto.- Ti stai comportando in un modo orribile…accusare lui per quella guerra? Ma sei fuori?-
-Credo dovreste calmarvi.- Aggiunse Amia, un tantino preoccupata. Cariel, Myarah e Atel erano in piedi e sembravano delle belve pronte ad attaccare.
-Ha ragione lui.- Concluse con un tono tranquillo Cariel. Tutti si voltarono, perché non potevano credere a quello che avesse detto.
-Ma cosa dici anche tu?- Domandò Myarah, mantenendo un tono molto alto e per niente controllato.
-Bravo Atel. Hai capito veramente tutto di me. –Cariel sorrise ironicamente.- Sono contento che tu sia così intelligente da sapere già ogni cosa. Sono viziato, arrogante e ora anche assassino. Bene, benissimo.-Non disse altro; si avviò verso la porta…In realtà quelle parole erano state troppo…come un pugno nello stomaco…se fosse rimasto ancora un minuto in quella stanza, avrebbe preso Atel a pugni e di sicuro gli avrebbe fatto molto male. –Vado a fare un giro. Non riesco a stare nella stessa stanza con un idiota.-
Atel strinse i pugni, furioso, non riuscendo ancora a comprendere quanto le sue parole avessero colpito l’imperatore. Non sapeva che la frase “non ti sei impegnato abbastanza” era stata per Cariel più dolorosa di una lama: quella guerra fratricida non era stata colpa sua, ma Cariel non se lo poteva perdonare ugualmente. L’idea di non essere riuscito a proteggerli tutti l’avrebbe tormentato per molto tempo.

venerdì 16 ottobre 2009

2.5 L'imperatore Cariel di Maulos

Cariel riuscì a convincere suo padre e gli altri nobili del consiglio a cedere ai giganti la valle Raserti, dove tutt’ora vivono. Da quel momento l’imperatore cominciò a capire più a fondo la particolarità del figlio, il quale non era semplicemente in grado di parlare in lingue differenti, ma di comunicare, trattare con il prossimo, variando di caso in caso i modi e l’approccio del suo linguaggio. Era qualcosa che poche persone possedeva e ancora meno sapevano spiegare.
Per questo Cariel iniziò ad intraprendere differenti spedizioni a nome dell’impero, cercando di risolvere quei problemi che riguardavano i rapporti tra uomini ed altre specie, divenendo in questo modo, sempre più prezioso per il padre e sempre più innalzato ed ammirato dal popolo.
Certamente questo incarico gli conferì molta più visibilità ed onore di quanto ne avesse il fratello Advial, futuro imperatore. Egli non amava il contatto con la gente, discutere o confrontarsi; parlare con lui era come parlare con un muro: non c’era possibilità di vittoria.
Così più Cariel si avvicinava al popolo, più Advial era visto come qualcuno di estraneo, lontano, astratto. Le conseguenze furono tragiche.
Se in un primo momento la gente elfica, i nani, gli uomini provarono semplice rammarico per il fatto che non sarebbe mai stato Cariel, colui che amavano tanto, il loro imperatore, in seguito cominciarono a ribellarsi a quell’ingiustizia e iniziarono la loro lotta per cambiare l’erede al trono.
Non volevano essere governati da una persona che non era mai stata tra loro, che non si era mai degnato di preoccuparsi per loro, ma qualcuno che li apprezzasse, o che almeno li conoscesse un po’ di più.
Ci furono delle rivolte sempre più violente e sempre più incontrollabili. Il popolo era fuori controllo; mai nella storia era successa una cosa del genere e certamente né l’imperatore, né lo stesso Cariel avrebbero potuto prevederlo. Ma questo era solo l’inizio della catastrofe…

Amia e Atel erano in salotto, in attesa di qualche novità o per lo meno di qualche cenno di vita dall’altra stanza. Silenzio. Loro due erano soli; Sein era in giardino, in sella ad una scopa, e svolazzava liberamente da destra a sinistra, non curandosi minimamente che se l’avesse vista qualcuno sarebbero stati guai. Infatti a Mylonsahr era illegale salire su una scopa magica se non si apparteneva alla categoria dei maghi e delle streghe. E Sein non lo era, ma in compenso era piuttosto fuori di testa, tanto da sfidare le leggi del regno. Invano Jail cercava di convincerla a scendere e a vendere la scopa “incriminata”.
-Ahhhh Jaillll!!Non puoi capire che divertimento!!!- Questo era tutto ciò che otteneva in risposta.

-Ma che diamine sta succedendo?- Fu Atel a spezzare il silenzio in salotto, non potendo più sopportare quello stato di nullafacenza.
- E io che ne so?- Rispose Amia asciutta, alzando gli occhi sul ragazzo, dopo aver sorseggiato del thè da una tazzina di color rosa antico.
-Tu non sei sempre quella che sa tutto?-
-Non tutto…e non sempre.- Fece un altro sorso. Atel la guardò più attentamente. Amia era calma, troppo calma.
-Anche tu stai morendo dalla curiosità! Ma non vuoi darmela vinta!- Sbottò Atel.
-Puoi darsi.- Amia ora sghignazzava. Adorava farlo irritare, era più forte di lei. Proprio in quel momento stavano entrando Sein e Jail. Il ragazzo era rosso in viso, probabilmente nel tentativo di fermare Sein, mentre la ragazza dai capelli violetti era raggiante ed euforica.
-A te che è successo?- Atel si voltò in direzione di Jail, divertito.
- Ha rincorso una scopa.- Ridacchiò Sein, che ricevette subito un’occhiataccia dal povero Jail -Ma manca qualcuno?- Aggiunse poco dopo, guardandosi attorno.
-Oh Sein, tu si che sei una ragazza molto perspicace!- Sottolineò Amia, mentre posava la tazzina ormai vuota. – Cariel e Myarah, sai com’è.-
-Amia…- Atel richiamò la sua attenzione- stavo pensando…e non fare battute…-La zittì, prevedendo il genere di commento della ragazza- sai, non sono mai stato ferrato in storia…come fece Cariel a diventare imperatore anche se era Advial l’erede? Voglio dire, so che il popolo si ribellò, ma c’era una legge sul trono al primogenito, giusto?- Era un po’ che aveva questa domanda in testa. Amia sorrise, incrociando le braccia.
- Devi sapere che il popolo era ormai incontrollabile. Non voleva Advial, questo è il punto della questione…e lo fece capire con ogni mezzo a propria disposizione. Naturalmente in tutte le epoche il popolo non ha mai deciso niente, ma certamente se a capo c’è un imperatore capace, prende in considerazione le parole della sua gente. Si è dibattuto molto su questo punto…e si è arrivati alla conclusione che non è possibile che il padre di Cariel avesse semplicemente “dato ascolto” al popolo, ma che in realtà nutrisse quel pensiero già da tempo.-

Cariel ritornò al presente, dopo aver rivissuto alcuni momenti importanti della sua vita passata. Quei frammenti intensi, rivisti tutti insieme, ebbero un grande impatto sul giovane, che ora faticava quasi a respirare.
-Cariel! Cariel, stai bene?- Myarah era ancora stretta dal ragazzo, ma non poteva immaginare cosa fosse successo nella sua testa.
-Io…- Il ragazzo non riusciva a capire. Si allontanò un attimo da Myarah ed osservò la stanza, come se la vedesse per la prima volta. Il suo sguardo era perso e confuso. Quella non era certamente una sala di Artor e, cosa di fondamentale rilievo, lui non sarebbe dovuto essere lì, non sarebbe dovuto essere da nessuna parte. Era morto. –Myarah…- Poi vide lei. La bella ninfa dagli occhi così verdi e lucenti non era certo una sconosciuta per lui. Era la sua più importante amica, l’unica persona che lo conosceva davvero, la sola che gli era stata sempre vicino, anche quando avrebbe voluto abbandonare tutto. Come aveva potuto scordarsi di lei? –Perdonami.- Fu tutto quello che disse guardandola.
Myarah rimase senza parole: colui che parlava non era il ragazzino di campagna che aveva ritrovato, era l’imperatore Cariel, l’originale.- Sei proprio tu?- La sua voce era incerta e non decisa.
-Si.- Rispose il ragazzo fissandola.
-Oddei! Non ci posso credere!- Myarah lo abbracciò, in preda alla gioia.- Non avrei mai pensato che tu…saresti tornato! Ricordi?Ricordi tutto?-
-Credo di si…-
-Come “credi”?-
-Mi sfugge un piccolo particolare: io non sarei già morto, sepolto, k.o, fuori gioco…-
-Ho capito il punto Cariel.- Lo fermò la ragazza, cominciando a ricordarsi dell’indole sarcastica di Cariel –So cosa vuol dire “morire”.- Fece un leggero sorriso.
-Bene. Perché anch’io lo sapevo. Però pensavo che “morire” significasse “scomparire dalla faccia della terra”.- Ribatté l’imperatore.
-Di solito è così.-
-Di solito?- Cariel era ancora più disorientato.- Che diamine ci faccio qui, Myarah? Io non dovrei esistere.-
-Bhè, in teoria no…ma in pratica puoi vedere tu stesso.- In realtà neanche la ragazza sapeva cosa fosse accaduto e ancora in quel momento trovava la cosa un vero miracolo degli dei.
-In che anno siamo?- Chiese allora il ragazzo. Sapere almeno l’epoca in cui si era “rinati” doveva essere un passo avanti.
-ottocentoquattordici. Un bel po’.-
-Cosa? Sono passati quattrocento anni?Sono così vecchio?- Sbottò Cariel, sconfortato.
-No, tecnicamente tu ne hai diciotto. Perché sei morto e poi rinato.-
-Già tecnicamente.- Sbuffò- A parte il fatto che qui non c’è niente di “tecnico”- La guardò più attentamente:era esattamente come se la ricordava.- Tu non cambi mai, eh?- Cariel scoppiò in una risata, che allietò per un attimo gli animi.
-Certo che no! Io sono una ninfa.- Esclamò Myarah divertita.- E neanche tu con le tue solite battutine, vero?-
-Assolutamente. Io sarò pure morto, ma non il mio senso dell’umorismo-
-Sei sempre il solito.- La ragazza scosse la testa. –Ora sarebbe meglio tornare dagli altri. Dobbiamo discutere di un po’ di cose.-
-Agli ordini, comandante!- Esclamò Cariel, alzandosi in piedi. Le faceva un certo effetto essere chiamata nuovamente in quel modo.

- Vuoi dire che l’imperatore già pensava che Cariel sarebbe stato migliore di Advial?- Esclamò Jail, molto sorpreso.
-Gli studiosi ritengono questo. – Affermò la ragazza.
-Deve aver avuto molto coraggio nel comunicare la sua decisione- Concluse Atel.
-Si dice che sia stato un periodo molto duro per l’imperatore…dire ad un figlio che era stato educato per tutta una vita ad essere l’uomo più potente del mondo, che non sarebbe stato lui l’imperatore deve essere estremamente difficile. Come tutti sappiamo per Advial fu un vero colpo, un tradimento doppio, sia da parte di suo padre che da parte del popolo. Fuggì da Artor con i suoi compagni che l’avevano sempre sostenuto a giurò vendetta….-
-E la compì.- Continuò Jail.
-Già. Fece quel che promise. Ma non dimentichiamoci di colui che avrebbe avuto tutta Mylonsahr nelle sue mani, che a soli diciott’anni divenne l’imperatore di tutte le specie.
Per Cariel fu ancora più terribile. Non era stato educato e cresciuto per quel ruolo; era sempre stato il secondo, “il principe gentile”. Niente di più. Fonti recenti dichiarano che Cariel non volesse diventare imperatore e che rifiutò di esserlo al posto di Advial…ma qui le mie conoscenze si fermano.-
-Come mai?- Chiese Sein stupita.
-Bè, in realtà i libri parlano sempre dell’ira di Advial, ma nessuno ci racconta di quello che successe da Artor. Nessuno lo sa.
-Io lo so.- Una voce sicura e ferma si fece largo tra le loro. Cariel era alle loro spalle e accanto a lui c’era Myarah. – Amia, sei molto intelligente. Ma naturalmente non puoi conoscere la mia parte. Se vuoi te la spiego.- Continuò il ragazzo in tono affabile, tanto che se Amia avesse potuto, si sarebbe sciolta all’istante.
-S…sei…tu?- Amia aveva riconosciuto subito la differenza, al contrario degli altri.
-Che vuoi dire? Certo che è lui! L’hai visto pochi minuti fa!- Esclamò Atel, non capendo la domanda della ragazza.
-No no! Cioè si, non so come spiegarlo! Si che è lui, ma ora è proprio lui!-
-Mmmm…ora ho capito tutto.- Aggiunse Jail, ironico.
-Amia vuole dire che sono io, Cariel di Maulos…ora ricordo tutto, a parte il fatto che non so perché sono vivo e in questo secolo.- La sua voce era calma ed elegante, completamente diversa da quella dell’altro Cariel. Anche il suo portamento composto e raffinato e il suo sguardo sicuro e penetrante gli donavano un’aria completamente diversa. Perfino Sein, che di solito aveva la testa fra le nuvole, se ne accorse.
-Ora si che sembri un nobile!-
-Davvero?- Questa cosa parve rattristare leggermente il volto del ragazzo, come se quello per lui non fosse un complimento.
-Un nobile…tzè…- Borbottò Atel, che sembrava molto infastidito. Cariel lo notò, ma non si soffermò su di lui.
-Su racconta Cariel.- Amia era impaziente di essere la prima a conoscere la verità. In questo modo avrebbe saputo di più anche del più dotto di Mylonsahr. Tutti quindi incentrarono la loro attenzione su di lui, che stava per narrare ciò che nessun libro poteva raccontare.

sabato 10 ottobre 2009

2.4 I Giganti

-Non ci posso credere!- Cariel non era di buon umore quella mattina e Myarah lo capì subito mentre percorreva la strada che portava alla regione della Roiza, nel deserto di Maby: lì si trovavano i giganti.
I giganti solitamente erano delle creature innocui, per quanto colossali, abbastanza isolate dalle abitazioni degli uomini per ovvi motivi. Ma da un po’ di tempo si erano fatti più aggressivi e violenti, andando di proposito a seminare terrore tra la gente comune, senza un motivo ben preciso.
“Vai e falli smettere”. Così aveva detto il padre che, dopo aver mandato decine di truppe, aveva rinunciato ai metodi violenti e si era ricordato del dono del figlio.
“Vai e falli smettere”. Continuava a borbottare Cariel. Myarah lo capiva: ogni volta che si era parlato della sua “abilità” a castello, tutti storcevano il naso, perché non era una cosa “normale”. Come se a Mylonsahr c’era qualcosa di normale. Ma ora che si trovavano in difficoltà, ecco che chiedevano il suo aiuto. Si sentiva usato, non apprezzato e in molti momenti, inutile… questa era la verità. Infatti sua sorella, Lerdil, gemella di Advial, essendo una donna, era stata destinata fin dalla nascita ad essere sacerdotessa della dea Soe, la dea della giustizia, mentre Advial era il futuro erede al trono. I suoi due fratelli maggiori avevano già una vita programmata, progettata. Così era sempre stato, ma non per lui. Cariel non sapeva niente del suo futuro e questo lo irritava profondamente. In più c’era quella capacità che possedeva da quando era nato che gli aveva dato non pochi problemi.
-Dovresti calmarti.- Ormai erano quasi arrivati e non era saggio arrivare di cattivo umore da persone che erano dieci volte loro.
-Come potrei calmarmi? Che vuol dire “falli smettere”? Ho per caso una bacchetta magica? Sono per caso un mago?- Aveva un tono di voce molto elevato; non gli importava che i guerrieri che il padre gli aveva “accollato” lo stessero sentendo.- Prima mi ritengono tanto inutile e superfluo e poi mi spediscono perché non sanno risolvere le situazioni! Perché non hanno mandato il mio caro fratellino a vedersela con i giganti?- I suoi occhi di ghiaccio fissarono Myarah, che non trovò risposta alla collera del principe.- Te lo dico io perché.- Ora il suo tono era calmo.- Perché Advial è semplicemente più prezioso, più importante.- Ora Cariel fissava la distesa di sabbia davanti a loro, con una nuova, amara consapevolezza.
-Non è vero!- A quel punto intervenne Myarah: non poteva credere che lui fosse arrivato a quella conclusione. –non è vero!-
-Si che è vero, Myarah- Lui le sorrideva; sapeva che lei non la pensava come gli altri. –Non capisci? Se io ci fossi o no, non farebbe alcuna differenza. –Lo disse con una tale calma che quasi scioccò la ragazza. Era rimasta senza parole per le terribili parole del principe.
-Sei uno stupido!- Voleva scuoterlo, ma la realtà era che in ogni momento sia Advial che gli altri nobili avevano insinuato quel pensiero nella mente del piccolo principe, fino a farlo dubitare di se stesso.- Ti stai facendo abbindolare da loro! Cercano di distruggerti, perché hanno paura!-
-Paura di chi?- Ormai erano prossimi a Maby. Possibile che Cariel non l’aveva capito?
-Di te! Non ti rendi conto che hai una capacità fuori dal comune?-
-Anche tu con questa storia delle lingue?- era seriamente scocciato.
-No…non di quello…riesci a catturare la gente…la ipnotizzi…-Fin da piccola Myarah l’aveva notato. Quando lui parlava, la gente non restava mai indifferente; era come rapita dalla sua voce e dal suo modo di fare. E la cosa più divertente era che lui non si accorgeva di quell’effetto.
-Certo, come no.- Fu la risposta del principe.
Erano arrivati:l’aria era bollente e la sabbia creava piccole collinette di varie dimensioni. In quel luogo certamente un uomo non sarebbe potuto sopravvivere, ma i giganti si. O almeno era quello che si pensava.
-La terra sta tremando.-Myarah naturalmente fu la prima ad accorgersene. Pian piano anche Cariel e i soldati avvertirono le scosse.
“ Tum tum tum” . Non era scosse, erano passi.
-I giganti!- Esclamò uno dei soldati. –In posizione- Subito il resto della schiera formò uno schieramento a cuneo.
-Fermi!- Cariel era più nervoso che mai. –Tanto in qualsiasi modo vi mettiate, se loro vi vogliono schiacciare, state pur certi che lo faranno-
-Ma mio signore…ma la posizione d’attacco dice…-
-Al diamine la posizione d’attacco.- Con questo concluse la conversazione con il soldato. Cariel guardava davanti a sé: una decina di giganti camminavano nella loro direzione, appiattendo, al loro passaggio, le dunette. Non erano mostruosi come si raccontava: erano semplici donne e uomini, ma molto molto più grandi. Quando questi arrivarono proprio sopra di loro, decisero di sedersi, provocando un tonfo per tutto il deserto e facendo sobbalzare l’intera truppa.
-Perché loro sono qui?-Il gigante che pareva più anziano parlò nella sua lingua, che solo Cariel poteva capire. Era andato subito al sodo e questo piacque molto al principe.
-I soldati? Oh, solo per fare scena. Come sapete che io vi posso capire?- Naturalmente anche Cariel rispose nel loro linguaggio. Intanto Myarah alternava la contemplazione del paesaggio al dare ordini ai soldati.
-Sappiamo chi sei. Le voci sono giunte fin qui. E sapevamo che prima o poi l’imperatore ci avrebbe mandato suo figlio come ultima pedina.- Cariel si sentì offeso. Non solo era una pedina, ma per giunta l’ultima.- Ma noi non smetteremo di distruggere città di uomini. Gli uomini sono crudeli e spietati.-
-Io non voglio ordinarvi di smettere. Voglio solo sapere: perché?- Nessuno faceva qualcosa senza un motivo e quegli esseri non erano impazziti di punto in bianco. Quel gigante corrugò la sua grandissima fronte: non si aspettava che un umano chiedesse i motivi dei loro gesti.
-Per la terra. Alcuni anni fa vivevamo vicino il torrente, a sud, a confine con il deserto. Lì eravamo felici, perché avevamo cibo e acqua. Ma poi…- Continuò un altro gigante, più giovane.- Ci hanno confinato qui, perché siamo una razza inferiore, non degna di vivere accanto agli uomini. Ci considerano dei mostri. Mostri che non possono essere visti dai loro bambini e che non possono godere degli stessi frutti. Ci hanno emarginato. Guarda qui principe…-e con la possente mano indicò il deserto.- Tu vivresti qui?- I suoi occhi erano umidi e pieni di dolore.- Noi moriremo, ci estingueremo, se continueremo a vivere qui. Ma nessuno ci capisce e quindi abbiamo pensato di passare alle maniere cattive.
-Io vi capisco.- Cariel era rimasto senza fiato per le parole di quei giganti: essere emarginati e non essere capiti: era questo quello che provavano? Lui era più vicino a loro di quanto non potessero immaginare. –Voi volete una casa. E volete che gli altri vi apprezzino. Ma voi valete.- Assunse un tono deciso; in realtà parlava più a se stesso che a loro- Non dovete buttarvi giù per quattro ignoranti, invidiosi che non sanno che dire perché non saranno mai come voi. Dovete lottare, essere più furbi, più forti, più volenterosi. Ma vi prego…non mettete in mezzo gente innocente. In questo modo rovinerete solo le vostre buone intenzioni con gesti avventati. Farete solo il loro gioco…e loro non devono vincere.-I giganti, lo fissavano, come se l’avessero visto solo in quel momento.
-Sei sicuro di essere un principe?- Domandò allora una gigantessa dai capelli neri.
-Si. Perché?-
-Sei troppo…diverso.- Cariel sorrise, anche se involontariamente abbassò il capo: troppe volte gliel’avevano fatto notare. La gigantessa se ne accorse e subito aggiunse- Ehi principino! Era un complimento!- Ridacchiò- Essere diversi è la cosa più bella che ci sia! Guarda noi! Non siamo molto nella norma!-
-Grazie.- Cariel guardò un attimo le dune, poi Myarah- Tutto quello che vogliono è una terra, una terra che non sia priva di forme di vita, possibilmente.- La ragazza lo guardò, poi gli sorrise, trionfante.- La valle Raserti! Quella zona è ricchissima, ma l’uomo non ci ha mai messo piede perché è infestato di arpie…ma per i giganti non sarebbero un problema.- Myarah aveva ragione:la sua mente pragmatica aveva trovato una soluzione, o almeno, una mezza soluzione.
-Sentite…siete a conoscenza di una valle che si chiama Raserti?-
-Certo!Sarebbe perfetta! Ma l’imperatore non l’ha mai voluta concedere.-
-Perché?-Cariel ne fu sorpreso-
-Bhè…perché il nostro posto è nel deserto…lui crede che noi qui stiamo bene…o forse non gliene importa un granché del nostro benessere. La realtà è che a Raserti saremmo troppo vicini alla città di Lago.-
-Facciamo un patto. Datemi un mese per convincere mio padre e il consiglio a darvi la valle…nel frattempo voi non distruggete niente.- Non sapeva ancora come convincere quei vecchi rincitrulliti pieni di arroganza a dare la valle, ma per il momento la cosa più importante era lottare con i giganti.
Questi ci pensarono un po’ su. –Va bene. Aspetteremo. Noi ci fidiamo di te, Cariel. Abbiamo visto che sei speciale. O almeno è quello che abbiamo percepito; ma può essere che tu sia solo immensamente furbo e capace di ingannare gli altri.-
-Io lotterò per voi, farò il possibile.- Non li avrebbe mai traditi:ora aveva un compito; ora qualcuno contava su di lui. Non si sentiva più molto inutile, poiché la sopravvivenza di quelle creature dipendevano dalle sue capacità. Si chiese se fosse quello in fondo il ruolo di imperatore: non semplicemente comandare ed ordinare, come pensava suo fratello, ma guidare il proprio popolo, cercando di dare il massimo per far superare le difficoltà di ogni singola specie, senza alcuna distinzione. Quel giorno imparò molte cose e per un attimo, solo per un attimo, invidiò il fratello per il fatto che avrebbe governato su una terra così bella e ricca come Mylonsahr.

Questo era uno dei ricordi più belli ed indimenticabili….


martedì 6 ottobre 2009

2.3 Frammenti

I ricordi si affollavano e s’insinuavano nella mente di Cariel, facendosi largo prepotentemente e cercando di aver la meglio sugli altri. Erano troppi e molto diversi tra loro:erano i frammenti di una vita, un’altra vita. Ma era la sua; di questo ne era certo. Alcuni erano più vividi, più intensi. Rappresentavano i momenti più importanti, nel bene e nel male, della sua esistenza.
Il primo risaliva alla sua infanzia, un periodo apparentemente lontano, ma che nella sua testa era ben chiaro. Lui era andato in una spedizione con il padre, nei pressi di Viyòn, il quale doveva sbrigare alcuni affari con un conte di quelle parti. A lui non interessavano i motivi di quel viaggio, in fondo aveva solo sette anni; era andato lì semplicemente perché era esausto di quella vita triste e monotona di castello. Naturalmente aveva impegnato molte delle sue energie a convincere suo padre a portarlo con sé e, dopo vari fallimenti e bronci, era riuscito a convincerlo. Ora si trovava a girovagare tra gli alberi della foresta dove si erano accampati. Logicamente non erano soli: una schiera di soldati era sempre pronta e vigile a difenderli. Ma la metà di loro, più che vegliare sulla sicurezza dell’imperatore, cercava di badare al piccolo Cariel, che correva da una parte all’altra del minuscolo accampamento, molte volte più agile dei soldati, i quali invano tentavano di acciuffarlo.
-Principe Cariel! Non può fare così! Venga subito qui o chiamerò suo padre!- Inutili le parole di un guerriero disperato.
-Guarda che belli questi alberiiii!!! Che dici, mi arrampico?- Era una domanda retorica.
-Ma principe, si sporcherà la veste!- Inutile dire anche questo. Cariel era principe da quando era nato, ma a tutti, sia nobili che servitori, pareva che al bimbo non interessasse eccessivamente.
Infatti non si era mai curato del ruolo che aveva: non aveva mai desiderato giocattoli costosi o preteso che tutti s’inchinassero al proprio cospetto; anzi lo trovava estremamente buffo, non capendo il motivo di quel gesto, al contrario di piccoli conti e baronetti, che comandavano la gente da quando imparavano a parlare.
-La veste? Chi se ne importa della veste! Vuoi arrampicarti anche tu?- Quando pronunciò l’ultima domanda era già in cima, fuori dalla portata dei soldati. Salire sugli alberi era la sua passione, uno svago che ad Artor non gli permettevano mai di fare. Le badanti gli vietavano qualsiasi cosa a lui sembrava divertente, affermando che un principe non dovrebbe fare “quelle cose”. Ma il suo animo ribelle lo spingeva a farle comunque, scatenando confusione per tutto il castello.
Ci si accorgeva subito dell’assenza o della presenza di quel principino tanto diverso dai suoi fratelli, poiché era un vero e proprio uragano, che spazzava via tutto al suo passaggio, persone comprese.
Un giorno vagava per la foresta in cerca di un albero abbastanza grande su cui arrampicarsi; finalmente era riuscito a seminare le guardie, nascondendosi tra i cespugli e ora camminava nel silenzio più totale.
-Ohhhh…era te che cercavo!- Era una quercia dal tronco enorme e dai rami che si allungavano possenti verso l’alto. Cariel non ci pensò due volte ed iniziò a salire. Si sedette su uno dei rami a cavalcioni, cominciando a muovere le gambette avanti e indietro ed ammirando lo splendido panorama che poteva scorgere da lassù. Il bambino era finalmente felice, lontano da palazzo, dalla ricchezza e dai divieti assurdi. Poi sentì un urlo.
-Uhmm?-Subito rivolse l’attenzione verso il basso, al suolo: una bambina stava scappando da qualcosa o da qualcuno. Era terrorizzata: i suoi bellissimi capelli ramati erano tutti scompigliati e i suoi movimenti agitati e nervosi.
-Psss…- La bambina si voltò, cercando di visualizzare il punto da cui proveniva quel richiamo. –Ehi, sono qui! Sull’albero!- Sussurrò il bambino dai capelli color del grano.
Myarah rivolse la testa in alto e con sua grande sorpresa vide un bambino appostato su uno dei rami più alti. Non trovò altro rimedio se non quello di salire anche lei il più velocemente possibile, fuori dalla portata del suo “cacciatore”. La bambina era sconvolta; aveva un respiro affannato e gli occhi umidi. Quando si fu ripresa, si concentrò su Cariel.
-Chi sei?-
-Cariel. E tu?-
-Myarah- Ci fu una pausa e in quel momento recepì il nome.- Cariel? Cariel il principe Cariel?- Ora la bambina era ancora più scioccata.
-Si.- Rispose semplicemente. Per lui non era motivo di vanto o di orgoglio. Era una pura constatazione della realtà.
-Perché un principe sta su un albero?- La domanda apparve ovvia.
-Perché non dovrebbe?- Le sorrise il bambino. –Da cosa fuggivi?-
Myarah si rabbuiò. –Hanno preso la mia mamma. E tutti i miei amici…e le mie sorelle. Loro ci vogliono fare delle cose brutte….la mia mamma mi ha detto di scappare.- Poi lo guardò.- Cariel, tu sei un principe! Tuo padre è l’imperatore! Devi fare qualcosa! Fai salvare la mia mamma, ti prego!-
Quel ricordo svanì pian piano…..

Ora era ad Artor. Lui era cresciuto, aveva circa sedici anni. Le stelle illuminavano il castello, come tante piccole torce e non c’era un soffio di vento.
-Myarah muoviti! Vuoi che ci becchino le guardie?- Era divertito, ma anche un po’ preoccupato.
-Mi sento una ladra!- Affermò lei indignata.
-Ma no, non siamo dei ladri, ma se ci beccano ci fanno fare trentacinque anni di punizione!-
Erano dietro un carro vecchio, a cui mancava una ruota e stavano cercando di sgattaiolare fuori da Artor per la festa annuale di Soe, la dea della giustizia, giù in paese. A loro era severamente vietato uscire da castello senza una scorta e dopo l’orario prestabilito, ma Cariel aveva sempre considerato questa regola priva di ogni logica e quindi la trasgrediva ogni volta che poteva.
Complice di tutte le sue tecniche e strategie di fuga era Myarah, che in un primo momento era sempre restia a cose che prevedevano il nascondersi e l’infrangere le regole, ma in seguito si faceva prendere dall’entusiasmo del suo amico.
-Ci metterai nei guai un giorno!- Lo ammonì la ragazza, mentre lui tentava un diversivo con una guardia.- Guarda che mi tocca fare, nascondermi a casa mia!-
-Sono cose che capitano quando vuoi andare a far festa!- Cariel rise.- Se non vuoi venire, puoi rimanere a farti spazzolare i capelli da qualche serva…ma in questo caso mi deludereresti molto, cara mia…comportarsi da normale dama di corte, puah!-
-Cosa? Non sono come quelle galline che gironzolano qua in giro e che adoperano le serve anche per vestirsi! Come se uno non si sa vestire da solo…-Esclamò ad un tono di voce un po’ troppo alto. Una guardia si voltò e Cariel fece appena in tempo a tirarla giù.
-Stà zitta! Myarah non potresti mai fare la ladra! Ti scoprirebbero ancora prima dell’atto!-Le sussurrò divertito.- Ora usciamo e…non farti scoprire, altrimenti Saulos ci darà da leggere tutta la biblioteca per punizione!-
Ormai andare in paese di nascosto era una consuetudine, pericolosa ma piacevole. Cariel era felice quando si trovava con la gente comune, quando ascoltava i racconti dei più anziani e si divertiva come un ragazzo qualunque. Naturalmente tutti sapevano che lui era il “principe Cariel”, ma dopo la sorpresa iniziale e i pregiudizi, avevano scoperto la sua vera essenza e lo avevano adorato. Loro l’avevano apprezzato per la semplicità e la sua innata gentilezza, che non era una cosa da poco per un nobile. Solo lui non li disprezzava, né li guardava con occhio altezzoso, come faceva suo fratello, ma era parte del popolo, era uno di loro.

Più vedevano i modi di quel principe tanto fuori dalla norma, che trattava loro come persone e non come sudditi, più cominciarono a soffrire del fatto che non sarebbe stato lui a diventare imperatore, essendo il secondogenito, ma suo fratello Advial.
Advial era un ragazzo riservato e severo, dai toni altezzosi e in alcuni momenti arroganti. Era il perfetto nobile, educato sin dalla nascita a diventare imperatore e a governare su Mylonsahr.
Aveva sempre avuto una predilezione per il comando, sin da piccolo. Amava il potere nelle sue mani e più di tutto desiderava il giorno in cui questo sarebbe avvenuto. Advial era praticamente l’opposto di Cariel: era raro vederlo sorridere e lasciarsi andare ed era impossibile trovarlo a parlare con un contadino o a discutere con un servo. Non era malvagio; era soltanto il suo modo di essere, molto simile ai modi dei nobili restanti, freddi verso chi era diverso. Lui era nella norma.
Era Cariel ad essere fuori dagli schemi: c’erano giorni in cui stava ore a chiacchierare con i cuochi nelle cucine di palazzo, ridendo e scherzando o a disturbare quelle che lui chiamava le “signore tutto fare”, poiché facevano un po’ di tutto ad Artor, ma non si era mai capita la loro funzione precisa. Le apprezzava, perché il loro lavoro comportava grossa fatica e nessun riconoscimento.
Così pian piano anche i servi notarono che il loro lavoro era apprezzato solo dal quel principe così disprezzato dai nobili e così amato dal popolo e anche loro cominciarono ad averlo come favorito e ad apprezzarlo molto di più del futuro imperatore.
La situazione quindi, era già un problema a quel tempo, ma divenne insostenibile quando l’imperatore decise che quel dono tanto strano e misterioso di suo figlio, il parlare in tutte le lingue conosciute, poteva essere sfruttato per risolvere alcuni affari con le razze “più difficili” di Mylonsahr: la questione dei Giganti.